VALORIZZAZIONE DEL CENTRO STORICO

Il Centro storico di Perugia è la parte più antica e nobile della città, teatro della sua millenaria storia e della cultura che la permea. Vetrina per i visitatori, italiani e stranieri, cuore riconosciuto di un territorio che va ben oltre i confini del suo comune.

Ragionare del centro storico significa quindi ragionare della identità stessa di Perugia città che è stata a lungo, e che vogliamo torni ad essere, cosmopolita, aperta e partecipativa rifuggendo da una tendenza alla chiusura, al provincialismo e all’esclusione.

Oggi il centro della città soffre di una negativa percezione da parte di molti perugini, soprattutto di coloro che non lo frequentano. Diventa indispensabile quindi la presa in carico del declino del centro città al fine di un ripensamento complessivo della città.

Cosa fare quindi per rilanciare il ruolo della parte storica della città che intendiamo comprendere non soltanto l’Acropoli, ma anche i cinque borghi storici di Perugia? 

La questione che appare tra le più rilevanti in questo ragionamento è quella relativa al ruolo svolto dal Comune nella valorizzazione e salvaguardia del Centro Storico. Tale ruolo deve essere quanto più attivo possibile in tutta una serie di questioni che vanno dall’incentivo della sinergia tra pubblico e privato all’utilizzo dei fondi europei, ad oggi questione completamente tralasciata dall’amministrazione. Non di seconda importanza è la rilevanza che il Comune rende alle questioni relative al Centro Storico, che non hanno adeguato spazio nemmeno nei siti comunali tramite cui reperire informazioni, sia per i cittadini che per i turisti.

Attualmente Perugia si presenta come una città altamente scollegata. Sicuramente un accesso più facile, veloce e continuativo, è da sviluppare soprattutto dai grandi quartieri verso il centro (San Sisto, Ponte San Giovanni, Case Nuove ed altri). La politica attuata dalla attuale amministrazione di centro-destra, miope ed asservita alla cecità di un ristretto numero di commercianti, di riapertura al traffico privato del centro storico è sbagliata, culturalmente miope e in controtendenza con tutte le altre città italiane, e non solo, che fanno della loro parte storica una vetrina di cultura, storia e proposta commerciale fondata sul territorio da vivere e visitare a piedi. L’aspetto più prettamente commerciale relativo al centro storico va invece potenziato con il rilancio del Progetto “Centro Commerciale Naturale” affidando maggiore protagonismo ai commercianti.

L’interconnessione fra una ritrovata Fcu (che deve funzionare come linea urbana non soltanto tra Ponte San Giovanni Sant’Anna, ma collegando verso nord almeno fino ad Umbertide e verso sud almeno sino a Todi-Marsciano) e il Minimetrò che dovrà essere collegato almeno fino al Silvestrini (ad esempio con un servizio di navette continuo) e funzionare per lo meno fino a mezzanotte, sono un ottimo punto di partenza per tale obiettivo di interconnessione della città.

Lo stesso trasporto su gomma deve avviarsi verso un ridimensionamento dei grandi autobus in centro ed anch’esso andare in sinergia con FCU e Minimetrò. Il servizio “GIMO” promosso dalle associazioni studentesche andava esattamente nella direzione di favorire il collegamento centro-periferia, ma anche esso dopo una soddisfacente sperimentazione e la successiva stabilizzazione, è stato abolito dall’Amministrazione comunale, incapace di individuarne i vantaggi politici e sociali, vedendolo solo come un ulteriore costo (dalle cifre tra l’altro irrisorie a confronto con il sistema di trasporto complessivo).

Investire sui percorsi ciclabili e pedonabili appare una strada fondamentale da percorrere. Iniziando dalla chiusura della ZTL e accompagnando ad essa efficienti servizi di mobilità alternativa, la piena pedonabilità e ciclabilità del Centro Storico è un obiettivo realistico che si può raggiungere. Da questo punto di vista, come più volte richiesto dall’associazione di Borgo Sant’Antonio che da anni si batte per questo tema, sarà fondamentale portare a compimento l’attuazione della ZTL a Corso Bersaglieri. L’associazione richiede inoltre l’attuazione del progetto elaborato dal Professor Mariano Sartore Prospettive di riqualificazione urbana, spazio pubblico e traffic calming volto a valorizzare il borgo e i suoi spazi pubblici garantendogli maggiore vivibilità e permeabilità. Tali progetti devono essere promossi e portati a termine. Essi devono ispirare la gestione di tutto il centro della città, che va ripensato, liberato dai veicoli e potenziato come collante sociale e aggregativo. 

Anche la creazione di punti per il bike sharing (servizio ad oggi inefficiente e male organizzato), il car sharing o il car pooling (sicuramente più facilmente gestibile rispetto al car sharing per una città di medie dimensioni), renderebbe più agevoli e sostenibili gli spostamenti all’interno del centro e nelle zone limitrofe ad esso e non solo. La mobilità alternativa è un punto centrale nella questione della riqualificazione del centro storico.

Inoltre, come deliberato dalla Giunta Comunale in data 09.01.2017, il progetto sui percorsi casa – scuola e casa – lavoro va finanziato ed attuato a partire dal rifacimento dei marciapiedi di via XIV Settembre, via Brunamonti e Via Pinturicchio; per gli spostamenti casa-scuola l’ambito di intervento è costituita dal corridoio di mobilità compreso tra i Tre Archi e via del Giochetto, imperniato sui tre istituti scolastici (Scuola Media Foscolo, Elementare Montessori e materna S. Croce) ubicati attorno al nodo primario di Porta Pesa, ma anche di servizio ad aule universitarie (via Enrico dal Pozzo, parco Santa Margherita), Istituti Secondari (Liceo Scientifico G. Galilei nel Parco S. Margherita); questo ambito offre interessanti potenzialità di incremento della rete infrastrutturale pedonale, anche in interscambio con l’auto privata; per gli spostamenti casa-lavoro l’ambito va dal Polo di Ingegneria in via Duranti fino al Polo ospedaliero/universitario del Santa Maria della Misericordia. Nell’ambito degli spostamenti casa-scuola va realizzato il completamento e la riqualificazione della rete dei percorsi pedonali a servizio degli istituti scolastici. Vanno portati a compimento i servizi di accompagnamento pedonale degli studenti fino agli istituti (Piedibus) e per gli spostamenti casa-lavoro si dovranno potenziare i percorsi  di mobilità ciclabile la realizzazione della pista ciclabile. Sempre in tale progetto è prevista l’incentivazione dell’uso del trasporto pubblico locale attraverso l’erogazione di “buoni mobilità”.

Ciò premesso, “Cosa deve essere il centro storico”?

Esso non può che essere un Mix di funzioni e rappresentatività che deve tenere insieme: un congruo numero di residenti, una vetrina per il turismo, offerta commerciale di qualità, sede delle più importanti funzioni politiche, amministrative, giudiziarie e di organi decentrati dello stato, così come delle associazioni e delle realtà aggregative della città. A tal fine risultano indispensabili alcuni interventi che vanno dalla semplice installazione di panchine così come la valorizzazione delle piazze come luoghi di incontro, fino a la ristrutturazione di edifici con criteri antisismici e in linea con le esigenze delle famiglie.

Esso deve inoltre vedere insediati importanti istituti scolastici di ogni ordine, nonché le università, il conservatorio e l’accademia, a rappresentanza della vocazione culturale e formativa della città. Il centro deve essere la sede delle manifestazioni culturali più importanti: Umbria Jazz, Il Festival Internazionale del giornalismo, Umbria libri, ma molto ancora andrebbe fatto, ad esempio per riportare a Perugia eventi e festival che hanno preferito spostarsi in altre città (come il Rabbit Festival) anziché spendere la maggior parte dei fondi in materia per Perugia 1416.

Prima di entrare nel merito delle singole questioni, è necessaria una nota sui grandi spazi o vuoti o sottoutilizzati oppure oggetto di lavori quali: gli Arconi del Pincetto, il Mercato Coperto, il Turreno, l’ex carcere, la dismessa clinica di Porta Sole, i locali militari in Corso Garibaldi ed in Via degli Uffici, il Cinema Lilli, l’Auditorium di San Francesco ed altri, sino agli immobili di Borgo XX Giugno. Queste strutture non devono essere lasciate al decadimento, esse devono tornare ad essere parte attiva della città il cui futuro deve essere discusso insieme alla cittadinanza e non all’interno delle sale del potere decisionale di Palazzo dei Priori, che da troppo tempo non coinvolge i suoi cittadini su tali decisioni. Va altresì incoraggiata la presenza delle Associazioni del Volontariato, culturali, del tempo libero e via dicendo ad avere una sede e frequentare il centro rianimandolo anche di attività quotidiane.

Vanno altresì promossi e incoraggiati comitati di residenti e studenti per far sì che questa convivenza sia fruttuosa per entrambi. Nella nostra idea di partecipazione, certamente un Consiglio territoriale di partecipazione della parte storica della città dovrebbe essere compreso. Per quanto riguarda questo aspetto sarà fondamentale integrare in questo nuovo sistema le associazioni dei borghi che ormai da molti anni promuovono e potenziano i diversi borghi della città. A tal fine potenziare e donare maggiore spazio di manovra al tavolo delle associazioni del centro è un obiettivo di fondamentale valore.

Infine il Comune dovrebbero tutelare e valorizzare i centri storici di alcune frazioni del territorio, veri piccoli scrigni.

Fondamentale per la realizzazione di tutto questo è il nodo dello spopolamento del centro storico. Il calo dei residenti sta trasformando il centro in un “non-luogo” adito a consumo e svago. Avere un buon numero di abitanti in centro (è 15.000 il numero ideale?) è una premessa essenziale alla sua rivitalizzazione; ma per fare questo occorre che le famiglie che vorrebbero venire a vivere in centro, riscontrino condizioni che non le penalizzino rispetto al vivere in un grande quartiere:

  • La grandezza degli appartamenti deve avere una metratura adeguata che obbliga a rivedere le norme di ristrutturazione di tali edifici compreso lo snellimento della burocrazia
  • Il Comune può favorire il reinsediamento agendo sulla leva IMU di sua competenza
  • È indispensabile che ogni rione o parte del centro vada verso un parcheggio di quartiere così che gli abitanti, anche se debbono fare 100 metri a piedi, siano certi che possono arrivare con i mezzi nei pressi di casa e parcheggiare (vale per la spesa, per i figli, per gli anziani e così via). Se non è possibile garantire un posto auto “sotto casa” a tutti i residenti, andrebbe garantita la possibilità di parcheggiare nelle zone di pertinenza di ciascun quartiere o verificare la possibilità di crearne di nuove. E’ evidente, infatti, che i posti auto di pertinenza siano meno dei permessi di accesso alla ZTL rilasciati annualmente dal Comune (quello che è accaduto in Corso Cavour alto e che ha portato allo “scandalo” delle auto parcheggiate praticamente dentro la chiesa di Sant’Ercolano è solo la punta dell’iceberg): quindi o si riducono i permessi a chi ne ha realmente diritto o si aumentano le aree riservate.
  • Sempre in merito al problema delle auto, si dovrebbe favorire la realizzazione di nuovi garage in aree precedentemente occupate da fondi, attività produttive o aventi altra funzione stimolando un avvicinamento tra la domanda (privati disponibili ad investire su posti auto riservati) e offerta (privati proprietari di aree o immobili in disuso).
  • È indispensabile che in ogni rione o parte del centro vi sia uno spazio chiuso al traffico (parcheggio di cui sopra) ove i bambini possano giocare e comunque le persone incontrarsi
  • Far sì che a piano terra non abiti nessuno, non soltanto è un dovere per una amministrazione di sinistra, ma specularmente questo libera spazi fondamentali per l’aggregazione delle famiglie a piano terra.
  • Le ristrutturazioni orizzontali vanno incentivate per rispondere ad una domanda di residenzialità familiare. Lavorando a progetti di ristrutturazione orizzontale tra più palazzi si potrà garantire maggiore superficie abitativa e dalla maggiore vivibilità.
  • Si dovrebbe infine riflettere sulla scarsità di ascensori negli edifici del centro storico (in prevalenza molto alti), tale da togliere appetibilità ed interesse verso abitazioni anche di pregio (addirittura attici) dislocate in tutta l’acropoli, da parte di tutta una fascia di popolazione (persone anziane o semplicemente adulte, soggetti con difficoltà di deambulazione, ecc.), che per vari motivi le trova semplicemente “scomode”.  La tecnica fornisce oggi mezzi versatili, sicuri ed economici. Le implementazioni classiche utilizzano i vani scale (se ampi abbastanza) e le chiostrine (se disponibili). In mancanza, non è impensabile usare parte della superficie calpestabile di un appartamento.
  • La mancanza di ascensori non si limita al Centro Storico, ma è frequente anche in “Semicentro”. Le numerose, belle e robuste costruzioni degli anni ’40 e ’50 , alte 5 o 6 piani, non avevano ascensore;  si preferiva, piuttosto, dotare gli appartamenti di fondi-garage (che, per ironia della sorte, sono piccoli per le auto odierne).

Al fine di rendere veramente utili tali interventi, occorre adoperarsi nella realizzare di una radiografia della città e del Centro, partendo da una fotografia di tutti gli immobili non utilizzati. Serve più che mai in questa fase di repentino spopolamento, un lavoro con completezza di dati, misure, particolarità, stato degli edifici, possibilità di utilizzo ecc. Solo svolgendo un lavoro di accurata analisi della situazione sarà possibile realizzare interventi utili per il lungo periodo.

Ai fini del ripopolamento delle zone di interesse commerciale potrebbero essere analizzate alcune questioni: previo un censimento, che potrebbe essere operato di concerto tra amministrazione e associazioni di quartiere, di tutti i fondi o immobili commerciali sfitti e dei relativi proprietari, andrebbe stimolata una politica dell’avvicinamento tra domanda ed offerta anche con forme di sgravi o detrazioni appositamente studiati che potrebbero generare anche forme di “temporary store” o sperimentazione a tempo (come è avvenuto in alcuni casi in Via Cartolari e Via della Viola). Destinatari di tali misure potrebbero essere: giovani imprenditori, aziende, attività di servizio, artigiani, professionisti, ecc.

Inoltre, sul modello di esperienze virtuose realizzate anche in Umbria (una per tutte la Festa del Bosco di Montone), alcuni di questi immobili potrebbero periodicamente essere impiegati, dietro equa retribuzione, per attività di mercati o fiere liberando il suolo pubblico da ingombri spesso anti-estetici (leggasi Euro-Chocolate) e favorendo il decentramento di iniziative spesso fortemente destabilizzanti per i fragili equilibri di un centro storico. In altre parole non stand o “baraccopoli”, ma piccoli negozi temporanei distribuiti lungo le vie.

Relativamente al turismo un’interessante proposta potrebbe essere quella di destinare il mercato coperto non ad un parcheggio ma ad una vera e propria vetrina non soltanto di Perugia, ma di tutta la Regione. Front office turistico di qualità con tutti i pacchetti che la città e la regione offrono, grande mercato dei migliori prodotti della nostra terra, contenitore dei lavori che i nostri artigiani artistici e i mestieri di qualità possono offrire, spazio per rappresentazioni culturali. In definitiva esso può e deve diventare un luogo non soltanto di presentazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e trasformati, ma anche di insegnamento dei mestieri ad essi legati (norcineria, macelleria ad esempio) e di visibilità delle aziende agroalimentari della regione al fine diffondere la cultura del cibo prodotta in regione. Questa proposta assieme a tutte le altre dovrebbe consentire agli operatori economici del centro di accentuare una maggior qualità della loro offerta per garantirne un pieno rilancio.

Sempre in riferimento alle questioni relative al turismo cittadino, va rilevato lo stato di deterioramento della cartellonistica e delle indicazioni stradali rivolte ai luoghi di pubblico interesse e turistico. Essa appare oggi non programmata, caotica, ma soprattutto assolutamente carente e disorganica per una città che dovrebbe invece puntare sulla sua forte vocazione turistica. Ovviamente la questione del turismo a Perugia non può ridursi a questo, ma indubbiamente questa situazione fornisce uno specchio di come tale aspetto venga considerato ad oggi. Investire nel turismo è un passaggio di primaria importanza. Utile a tal fine è incentivare una maggiore coordinazione con le attività legate al turismo gestite dalla Regione Umbria.

Vanno preservate in centro le sedi delle rappresentanze politiche amministrative, oggi molto ridotte, affinché non diminuiscano ma anzi riportino in loco alcuni uffici. Importantissima è la presenza degli uffici giudiziari per la loro natura e dimensione: va verificata la costruzione della cittadella giudiziaria presso il vecchio carcere premettendo che tale realizzazione deve essere preceduta da un preventivo progetto di riutilizzo dei grandi spazi che attualmente occupa. Anche in questo caso un’importante decisione è stata presa senza il parere della cittadinanza e sotto non poche critiche da parte dei massimi esperti di urbanistica e architettura del territorio.

Va altresì verificato con le autorità competenti il quadro degli uffici decentrati dello stato, in questi anni  spariti dal centro: Inps, Agenzia Entrate, uffici Prefettura, Corte dei Conti e via dicendo, per verificare anche con essi cosa potrebbe essere allocato in centro.

Relativamente agli Istituti scolastici distinguiamo lo studio fino alle scuole superiori dal livello universitario. Quanto al primo livello di istruzione abbiamo scuole elementari e medie, nonché il liceo classico e appena fuori il liceo scientifico Galilei; vi è poi l’ex magistrali in Porta Eburnea attualmente inutilizzato e bisognoso di importanti lavori. L’inagibilità della sede storica del liceo Pieralli di Via del Parione da oltre due anni, ha comportato lo spostamento complessivo della scuola a Piazzale Anna Frank. Consolidare il Polo scolastico di Porta Pesa con l’avvio dei lavori di messa in sicurezza delle scuole Ciabatti e Foscolo è un altro obiettivo fondamentale volto alla valorizzazione dei borghi del centro storico, come richiesto da tempo dall’associazione di Borgo Sant’Antonio.

E’ evidente che nessuna scuola presente se ne debba andare dal centro, mentre quanto prima va verificata la destinazione delle ex magistrali: il tutto sia perché necessario al ritorno di più abitanti in centro, ma anche come veicolo di fruizione del centro stesso.

Conservatorio e Accademia sono due realtà fondamentali della cultura e della offerta della città: essendo insediate in centro non può che essere questa la loro collocazione. Essi andrebbero valorizzati e maggiormente integrati al tessuto cittadino.

L’Università per stranieri con la sua magnifica collocazione e presenza simbolica per la città, ha visto negli ultimi anni una gestione che rischia di portarla a dubitare della sua stessa sopravvivenza: totalmente svincolata dalla città, con un’offerta formativa squalificata, in difficoltà nel rapporto con il mondo globalizzato. Il cambio del rettore ci induce a sperare ma vanno superate le difficoltà sopra citate e per quanto ci riguarda non soltanto un occhio attento alle sistemazioni degli studenti, ma una sinergia con la città che oltre allo studio della lingua italiana deve poter prevedere una offerta anche di corsi che guardino a mestieri di alta qualità che a Perugia sappiamo fare e che all’estero vengono richiesti. Sarebbero nuovi iscritti all’università, opportunità di lavoro per coloro che possono insegnare i vari mestieri. A tale scopo potrebbe essere utilizzato il distretto militare di Corso Garibaldi, una superficie di 2000 mq ad oggi quasi del tutto svuotata. Questo avrebbe il doppio vantaggio di restituzione alla città di un importante spazio contribuendo al rilancio dell’Università per Stranieri e verso la salvaguardia di arti e mestieri di eccellenza che stanno via via scomparendo dalle nostre città. Tutto ciò accompagnato da una maggior conoscenza dei Paesi che mandano qui i loro ragazzi a studiare e quindi occasioni di conoscenza e scambio culturale, prevedendo ad esempio un festival annuale cittadino dedicato a un Paese straniero.

L’Università italiana va spronata ad elevare la sua offerta formativa anche con nuovi corsi di studio relativi al mondo attuale, nonché ad informatizzare i suoi servizi sin dalla iscrizione con veloci procedure telematiche ormai in uso nei migliori ateneo italiani e stranieri. Essa dovrebbe poi farsi promotrice in sinergia con il Comune, della creazione di offerta culturale dal target universitario e di incentivazione della creazione di spazi di incontro tra studenti e cittadini, nonché di aggregazione e studio.

Poiché riteniamo che nel nostro Comune non vada consumato altro territorio, la riqualificazione urbana diventa uno degli assi su cui procedere nei prossimi anni e il centro storico ne rappresenta uno dei luoghi più interessati. Progettazione di qualità, sinergia pubblico-privato, fruizione di fondi europei sono alcuni dei cardini ineludibili del progetto.

Sempre in quest’ottica potrebbe essere interessante pensare di sfruttare luoghi ad oggi quasi completamente abbandonati per la realizzazione di una grande sala congressi utile ad ospitare incontri, festival e conferenza di grande richiamo per la città e non solo, pronti ad ospitare un grande numero di partecipanti.

Sempre inerente alla riqualificazione del territorio va preso in esame il problema della gestione delle aree verdi di alto valore storico/culturale/architettonico del centro storico. Molti dei parchi cittadini sono siti a ridosso delle mura etrusche e medievali della città. Queste aree hanno una naturale “vocazione turistica” e rappresentano l’immagine della città. In queste aree particolare attenzione va attribuita al decoro, la pulizia, va aumentata la sicurezza, effettuata una manutenzione straordinaria delle mura e delle porte della città, coinvolgendo pubblico e privato sotto il controllo della Soprintendenza. In questo ambito si dovrebbe procedere alla creazione del “Parco delle mura”, alla valorizzazione dei percorsi di ingresso ai Borghi, alla riqualificazione della segnaletica turistica. Tutto questo viene messo in luce da tempo dall’associazione di Borgo Sant’Antonio e dalle molte altre che rendono vivo il centro della nostra città e che vanno sostenute non potendo (e non dovendo) garantire autonomamente la gestione anche economica di tali aree. Per i Parchi storici il Tavolo delle associazioni del centro storico ha elaborato delle proposte che sposiamo completamente e che crediamo essere necessarie: elaborare un modello di convenzione ad hoc; assicurare risorse certe per le Associazioni che svolgono la propria attività di cura e manutenzione del verde, senza ritorni economici; avviare un grande progetto di valorizzazione e riqualificazione delle aree verdi poste a ridosso del centro storico, coinvolgendo soggetti pubblici e privati che abbiano interesse al rilancio del turismo e dell’immagine della città; ricercare fondi statali e comunitari per la tutela e la conservazione delle mura etrusche e medievali di Perugia poste a ridosso dei parchi; esercitare un’azione di controllo del territorio con l’impiego della polizia municipale e l’uso di telecamere; coinvolgere la Facoltà di agraria in un progetto, che potremmo definire “Verde di qualità”, che preveda il reinserimento di specie arboree autoctone; disporre di un “consulente tecnico” al quale fare riferimento per le attività di manutenzione.

Altre proposte utili al raggiungimento di tali obiettivi potrebbero essere le seguenti:

  • Recuperare Piazza Grimana ad oggi abbandonata alle macchine, trasformandola in porta d’ingresso al Borgo d’oro, utilizzando l’edicola abbandonata come info point per turisti. A tal proposito esiste un disegno di Legge, allo studio del Consiglio Regionale, sulla riqualificazione delle Edicole ad oggi abbandonate (ce ne sono a decine in tutta la città e l’unica rinata è l’Edicola 518 sulle scalette di Sant’Ercolano) che potrebbe fornire un prezioso incentivo ad azioni di questo tipo.
  • Incentivare cittadini, studenti e turisti ad una maggiore conoscenza della città, tramite la realizzazione di video di promozione del centro in una più ampia campagna di comunicazione delle sue bellezze.
  • Il restauro delle lapidi ad oggi lasciate al decadimento, sarà indispensabile nell’operazione di riappropriazione dell’identità della città.
  • Alleggerire Corso Vannucci dai mezzi di carico e scarico che la mattina inondano la via principale della città creando punti ad hoc adibiti a tale funzione, favorendo anche l’introduzione di mezzi elettrici (meno rumorosi, invasivi e inquinanti) per il trasporto delle merci nella zona pedonale, dopo aver adeguatamente trattato la questione con i commercianti del Centro Storico data la delicatezza dell’argomento e la difficoltà che incontrano molti fornitori a raggiungere il Centro.
  • Pensare alla stabile introduzione del portiere di quartiere è sicuramente un aspetto di grande rilievo, sia nell’ottica di garantire una maggiore vivibilità delle varie zone della città sia in quella di favorire quel senso di comunità e collegialità che abbiamo individuato essersi smarrito negli ultimi anni in città. Questo progetto è già una realtà per Borgo Sant’Antonio e Porta Eburnea ma andrà esteso anche agli altri borghi della città.
  • La sicurezza partecipata è il principale strumento di salvaguardia del territorio da microcriminalità e criminalità organizzata e a tal fine essa va promossa con la realizzazione di progetti ad hoc che affidino un ruolo di primo piano ai cittadini e alle associazioni territoriali. Essi non vanno abbandonati nella gestione delle zone cittadine ma aiutate e sostenute dall’amministrazione comunale che deve affiancarli e dotarli di strumenti utili e condivisi.