UN NUOVO PATTO PER LO SVILUPPO

1) BISOGNO DI CERTEZZE E NUOVI MODELLI DI SVILUPPO E DI CRESCITA PER PERUGIA

Paure e incertezze derivanti da:

a) questione economica: tessuto economico fragile che ha prodotto una costante flessione del PIL pro/capite ed una decrescita della classe media e dei salari, mentre le grandi rendite non hanno subito grandi contraccolpi;

b) questione flussi migratori: Perugia è Città storicamente accogliente, inclusiva e multiculturale, ma il contesto sub a) ha prodotto una metamorfosi sociale che genera precarietà, inquietudine e paure.

Richiesta di certezze può portare a risposte differenziate.

Risposta Governo: a) reddito di cittadinanza; b) politiche restrittive immigrazione.

Possibili risposte alternative che rendono la Città migliore: a) vedi oltre; b) giusta pena a chi delinque (di qualsiasi nazionalità sia), giustizia veloce, lotta al caporalato, investire nell’istruzione, evitare quartieri-ghetto.

Tessuto imprenditoriale locale è fragile, basato su multinazionali e sub-forniture, ma ciò rappresenta solo il 15-20% dell’economia locale, mentre il restante 80% può essere classificato come terziario.

La domanda da porsi, pertanto, è quale modello di terziarizzazione per la Perugia dei prossimi decenni?

i) Modello basato su sviluppo P.A. (enti pubblici, sanità, Università) ha raggiunto soglia massima. Superato. Occorre selezionare comparti P.A. d’eccellenza nei quali seminare per raccogliere tra anni (es. servizi innovativi Welfare per rispondere ai nuovi bisogni derivanti da invecchiamento popolazione e da crescita demografica derivante da flussi migratori).

ii) Modello basato sul commercio (rendita fondiaria ed edilizia: boom grandi centri commerciali e medio-grande distribuzione) comporta diverse controindicazioni. Distrugge Centri Storici e crisi ha portato tanti capannoni vuoti che andrebbero riempiti anche con cambi destinazione d’uso. Anche questo è un modello superato: occorre governo urbanistico della Città con orizzonte e visione.

iii) Modello basato sul turismo: non basta sviluppo agriturismi e strutture ricettive (proliferati), occorrono attrattori. Occorre immaginare e realizzare eventi che attraggono turisti da fuori (1416 non è funzionale a questo), collegandoli alla diffusione di sistemi di car-sharing elettrici per percorsi turistici su tutto il territorio comunale.

iv) Modello basato su informatica e biotecnologie. Virtuoso perchè:

  • produce sapere e innovazione (alta intensità di conoscenza)
  • produce sinergie con industria, artigianato ed agricoltura
  • assorbe capitale umano specializzato

2) UN NUOVO PATTO PER LO SVILUPPO CON AL CENTRO GIOVANI E LAVORO

La preoccupazione per i giovani e per il loro futuro costituisce il primo bisogno delle famiglie e dei cittadini di Perugia.

Occorre ripensare il modello di sviluppo economico per offrire nuove opportunità ai giovani e questo modello deve potersi poggiare su quattro pilastri:

  1. natalità di nuove imprese
  2. attrazione di nuove imprese
  3. crescita delle imprese resistenti
  4. implementazione di nuovi strumenti per la creazione di lavoro

a) La natalità di nuove imprese è una sfida fondamentale che necessità di un ecosistema istituzionale, sociale, economico ed infrastrutturale capace di stimolare e supportare nuove idee imprenditoriali fino a giungere alla creazione della nuova impresa, limitando il peso delle burocrazie e delle rendite.

Dobbiamo trattenere i giovani capaci di talento facendoli venire a vivere e a fare impresa nella Città contribuendo a riattivare un circuito virtuoso con giovani coppie con prole che alimentano le scuole di tutti i livelli. Dobbiamo favorire l’avvento di una nuova generazione e di una nuova classe creativa qualificata.

È questa una sfida che può riattivare meccanismi virtuosi per la ricchezza economica e la rinascita della Città, senza separare il luogo della residenza dal luogo del lavoro.

Promuovere Patto per lo sviluppo e la crescita tra tutte le categorie, dove per le giovani coppie con voglia di fare impresa innovativa e digitale, abbassando sensibilmente imposte comunali e costi (residenziali e per attività produttive), al fine di consentirne l’insediamento.

Prevedere anche incentivi e agevolazioni abitative per le giovani coppie che siano titolari di un brevetto industrializzato o portatori di idee imprenditoriali meritevoli.

b) Se vogliamo credere nei giovani, nel capitale umano qualificato, nei talenti, dobbiamo attrarre nuove imprese da fuori e questo è possibile solo grazie a una nuova classe creativa e al capitale umano qualificato che rappresenta la leva per lo sviluppo comunale e regionale.

Imprese che vogliono valorizzare ed industrializzare brevetti generati dai laboratori dell’università.

Imprese che investono per il livello del capitale umano, che quindi vedrà ridursi i flussi in uscita, e per il livello della qualità della vita sociale. Imprese che vengono in questa Città perché trovano il milieu, culturale, umano e scientifico, appropriato per insediarsi.

In questo quadro la politica deve proporre strumenti creativi, operando congiuntamente ai livelli regionale e comunale, d’intesa con le Università, per attrarre un certo numero di talenti scientifici di conclamata caratura internazionale.

Attrarre a Perugia, presso le sue eccellenze formative, 5 scienziati di fama internazionale che in 5 anni mettano a sistema la loro capacità di attrarre progetti di ricerca scientifica di caratura internazionale dialogando con le maggiori imprese internazionali. Non pensiamo a contratti standard di insegnamento, ma ad un vero e proprio patto per lo sviluppo.

Nei 5 anni questi scienziati (di tutte le Aree) devono conseguire alcuni obiettivi oltre ai compiti didattici come ad esempio: stimolare la nascita di un certo numero di spin-off, attrarre fondi di progetti europei, favorire l’attrazione di imprese esogene in progetti di ricerca. Il sistema di formazione di primo livello, insieme al Comune, metterà a disposizione team di ricercatori e altre forme di facilities funzionali al progetto.

E’ un progetto che può costituire una leva importante e limitare allo stesso tempo i flussi migratori dei giovani high-skill verso altri luoghi quali città metropolitane italiane e l’estero (è indubbio che la capacità di generare capitale umano da parte di Perugia è strutturalmente superiore alla capacità di assorbimento del tessuto produttivo industriale e dalla pubblica amministrazione che insiste nel Comune di Perugia e quindi ci sarà sempre un flusso fisiologico in uscita, ma negli ultimi anni questo fenomeno sì è spinto ben al di là dei livelli fisiologici).

c) Le imprese che abbiamo e che devono crescere. Ci riferiamo ai settori quali: agroalimentare, meccanica, turismo, dispositivi sanitari, tessile. Con un pool di queste imprese i governi locali devono fare un patto per lo sviluppo e la crescita basato sul potenziamento delle loro filiere, nel contesto perugino, basato sull’innesto di innovazioni tecnologiche e sul campo digitale a supporto delle imprese al fine di rafforzarne la competitività.

Non bisogna poi trascurare lo sviluppo dei poli energetici di produzione/consumo per promuovere una crescita equilibrata delle rinnovabili senza produrre problemi di sbilanciamento alla rete nazionale. Microgrid e Virtual Power Plant devono essere i laboratori dove promuovere uno sviluppo integrato della produzione/consumo di energia in tempo continuo contribuendo alla problematica del contenimento delle emissioni in accordo con i nuovi stringenti obiettivi europei.

Spingendo sul concetto di “empowerment dei cittadini” promuovere forme come le cooperative di utenza (di comunità) nella produzione/consumo di energia da forme rinnovabili. Questo modalità molto diffusa nel resto del mondo, dagli Usa alla Germania, rappresenta anche una risposta concreta alla logora e sterile diatriba pubblico-privato promuovendo una effettiva terza via alla gestione delle risorse naturali ed energetiche.

Lo sviluppo delle cooperative di utenza fornisce anche una fattiva risposta ai problemi di una maggior equità territoriale mantenendo vivi i territori regionali attraverso processi di infrastrutturazione compatibili con l’approccio dell’economia circolare. Inoltre attraverso meccanismi partecipativi ed inclusivi riducono gli scenari riconducibili al fenomeno Nimby.

d) Sviluppare programmi di “Lavori di Cittadinanza” nel settore pubblico che hanno una valenza temporanea e consentono una miglior transizione verso il settore occupazionale privato.

I settori di occupazione iniziale dovrebbero essere quello pubblico e quello delle organizzazioni non governative incluso il terzo settore e legato ad attività ad alta ricaduta sociale o connesse alle dimensioni territoriali della bellezza e della qualità. Questo strumento concorre a raggiungere alcuni obiettivi specifici dell’agenda 2020 relativamente ai temi dell’occupazione e della lotta alla povertà.

Un programma di questo tipo, valutatone il costo economico, produce una serie di effetti positivi in termini di riduzione della povertà, disoccupazione, agevolazione della transizione dallo status di disoccupato a quello di occupato e quindi da quello di occupato nel settore pubblico a quello di occupato nel settore privato (tale modello è già applicato in dieci città francesi).

Programmi di ricollocamento per particolari categorie di lavoratori su gruppo di imprese preminenti facendo leva sulla Responsabilità sociale di Impresa.