RIFIUTI E ACQUA

UN GRANDE PIANO DEGLI INVESTIMENTI
PER SERVIZI EFFICACI, EFFICIENTI E DI QUALITÀ

Il ruolo-guida di Perugia

Il Comune di Perugia con la Giunta Romizi ha sostanzialmente delegato il governo di due servizi pubblici essenziali come idrico ed igiene urbana ai soggetti gestori e all’AURI, senza esercitare in maniera riconoscibile ed utile il naturale ruolo-guida che gli competerebbe nei Consigli di Amministrazione delle Società partecipate e nell’Assemblea dell’AURI, per peso specifico dovuto a partecipazioni azionarie, dimensioni, e popolazione.

Anzichè collaborare con AURI, Regione e altri territori, si è preferito l’immobilismo o lo scontro e tali scelte hanno messo a repentaglio il principio di solidarietà che dovrebbe regolare questi settori.

Nella migliore delle ipotesi, le Società sono state in balia delle scelte gestionali dei soci privati (che non sempre hanno dimostrato livelli di competenza e affidabilità necessaria), nella peggiore delle decisioni della magistratura e del mercato, con il Comune alla finestra più attento a non sporcarsi le mani che a collaborare a risolvere le questioni.

Poco o nulla è stato fatto per limitare le perdite idriche, per ammodernare gli impianti e per garantire una raccolta differenziata di qualità, che è potuta decollare nella Città densa solo grazie alla preziosa e paziente collaborazione e al senso di responsabilità dei cittadini.

Perugia, purtroppo. è assente in tutte le scelte più delicate degli ultimi anni in materia di ciclo dell’acqua e dei rifiuti, finendo per subire situazioni di emergenza che la propria inerzia ha contribuito a creare.

Paradosso e risultati dell’immobilismo

Tale insensata assenza di governo risulta ancor più stridente dinanzi alla mirabolante promessa elettorale di “tariffe più basse per tutti” con cui Romizi e la destra convinsero la Città.

La Città è davanti ad un clamoroso paradosso che i cittadini toccano con mano tutti i giorni: a fronte della qualità del servizio che peggiora, i costi e le tariffe lievitano.

Sono sotto gli occhi di tutti i risultati del fallimentare immobilismo di questa legislatura: importanti aumenti sia della tariffa rifiuti (Tari) sia la tariffa idrica, con il triste primato di tariffe tra le più alte d’Italia, ma con servizi che non brillano certo per eccellenza.

Beni comuni e beni comuni invisibili

Acqua e ambiente sono preziosi beni comuni che vanno preservati e curati con un servizio efficace, efficiente e di qualità.

Per farlo, serve un radicale ammodernamento degli impianti e delle infrastrutture che necessita di ingenti investimenti.

Anziché disperdere circa metà dell’acqua distribuita provando a riparare continuamente acquedotti con più di mezzo secolo di vita, con elevati costi gestionali che inevitabilmente ricadono sulle tasche dei cittadini, e anziché rinviare gli interventi infrastrutturali necessari perdendo anche i fondi pubblici a ciò dedicati (come purtroppo è accaduto in questi quattro anni nel settore rifiuti), il capoluogo Perugia deve farsi promotore, a tariffa invariata e se possibile ridotta anche attraverso l’introduzione della tariffazione puntuale, di un grande Piano di ammodernamento:

a) degli Acquedotti per sostituire quelli esistenti anche con materiali adeguati;

b) dei Depuratori per una restituzione all’ambiente di qualità;

c) degli impianti a servizio dell’igiene urbana, in base a criteri di sostenibilità ecologico-ambientale e di specializzazione dei singoli impianti.

Considerata l’entità economica, tali investimenti infrastrutturali costituiscono un importante volano di sviluppo locale, dove Blue Economy e Green Economy potrebbero rivestire un ruolo anticiclico rispetto alla timida congiuntura economica post-crisi.

I beni comuni rischiano di essere sprecati o negati se manca il loro lato “invisibile”, le reti e gli impianti che ne garantiscono la miglior gestione e migliori servizi.

Finanziamenti

Non è accettabile che i necessari investimenti in infrastrutture facciano lievitare le tariffe.

Le risorse dovranno invece essere reperite attraverso fondi comunitari (fondi diretti e FESR), finanziamenti della Cassa Depositi e Prestiti e della Banca Europea degli Investimenti, per accedere ai quali è condizione necessaria (ma non sufficiente) superare la frammentazione gestionale oggi esistente.

Ecco perchè, ora che la regolazione locale è stata portata a livello regionale e attribuita all’AURI, è giunto il momento di favorire l’integrazione gestionale su scale regionale, con Gestori unici regionali (o quanto meno di Sub-Ambito) in grado di produrre notevoli economie di scala, e di attrarre fondi e finanziamenti liberando risorse per gli investimenti.

Rifiuti: nuovo patto con i cittadini e con i lavoratori

La raccolta differenziata è prima di tutto un gesto di civiltà, mentre le modalità con cui è stata imposta l’hanno fatta percepire come una mera necessità per superare emergenze contingenti.

Occorre perciò un nuovo Patto con cittadini e lavoratori Gesenu per migliorare la qualità della raccolta differenziata e valorizzare i rifiuti ben differenziati: solo così si potrà massimizzarne il riciclo e il recupero secondo i migliori principi dell’economia circolare, riducendo sensibilmente i materiali conferiti in discarica. L’obiettivo è fare di Perugia la “Capitale dell’Economia circolare e del Riuso” attraendo e favorendo investimenti con chiusura delle filiere industriali.

Vanno anche nettamente migliorate le modalità del servizio, così da ristabilire un minimo di decoro urbano che negli ultimi tempi ha purtroppo raggiunto i minimi storici.

Sul versante gestionale, occorre il massimo impegno per una razionalizzazione dei costi del servizio, anche tramite un’operazione di efficientamento organizzativo, evitando negative ricadute   occupazionali e sulla qualità dei servizi offerti.

Ciò consentirà di ridurre l’impatto tariffario e di giungere alla tariffa “puntuale” nel rispetto del principio “chi inquina paga”.

Una nuova governance delle società partecipate per una migliore qualità dei servizi essenziali

Le Società partecipate dal Comune erogano servizi essenziali (idrico, igiene urbana, ma anche farmacie comunali) la cui cura non può essere rimessa esclusivamente all’Ente proprietario (Comune), ma deve necessariamente coinvolgere i cittadini, singoli e associati, valorizzandone ruolo, competenze e conoscenze “contestuali”: spesso la prospettiva dell’utente di un servizio costituisce un valore aggiunto rispetto a quello dei soci di una Società di gestione.

Per rendere più trasparente ed efficace la gestione delle Società partecipate e per tutelare fino in fondo i beni comuni che tali servizi pubblici locali devono garantire, occorre pertanto dare una centralità alla comunità cittadina e ai suoi lavoratori nella governance di queste imprese partecipate, affiancando alla partecipazione del Comune e a quella del privato (laddove presente), la partecipazione dei cittadini intervenendo ad un duplice livello: a) strategico/gestionale; b) qualità del servizio.

A livello di governance delle Società partecipate, vanno previsti:

  • strumenti di azionariato popolare e associativo che consentano concrete forme di partecipazione dei cittadini (singoli e associati) alla gestione dei servizi pubblici locali, così da coinvolgere i cittadini utenti nelle scelte strategiche e gestionali, valorizzando così la loro prospettiva. In particolare, si può pensare a quote di azioni distribuite gratuitamente (utilizzando ove possibile alcune quote di riserva patrimoniale) o a prezzi ragionevoli, in modo da creare un nucleo di azionisti-cittadini e un nucleo di azionisti-dipendenti che, sebbene marginale come peso, destinato ad avere diritto ad un posto nel consiglio di amministrazione

A livello di miglioramento della qualità del servizio, per ogni settore va superato l’approccio solo assembleare delle Consulte dei consumatori ed utenti, alle quali va affiancata:

  • attivazione di veri e propri “Comitati di monitoraggio” caratterizzati anche dalla presenza dei cittadini utenti (singoli e associati) e lavoratori, finalizzati al costante monitoraggio degli standard di erogazione del servizio, all’analisi e valutare dei programmi di investimento e della qualità del servizio erogato, prevedendo se necessario poteri di intervento vincolante nei confronti delle Società di erogazione (in sinergia e senza delegittimare la parte di governance pubblica).  Qualora la Società partecipata intenda allocare risorse a favore di iniziative sociali, culturali, scientifiche e assistenziali in senso lato nel territorio, questo Comitato deve esprimere un parere vincolante sulla proposta allocativa specifica.