Qualità dell’Aria: la salute tra scelte amministrative, progettualità politica e partecipazione.

di Paolo Polinori – Segretario Unione Comunale PD Perugia

L’ intervento dell’Assessore Otello Numerini, in replica al mio intervento del 9 febbraio sulle pagine del Messaggero, è una piccola testimonianza che conferma, se c’è ne fosse bisogno, l’attenzione che egli pone verso i temi di sua competenza. Tuttavia, le indicazioni che fornisce sulla qualità dell’aria, se da un lato rassicurano sulla situazione attuale, dall’altro non possono essere considerate un segno di inversione di una tendenza che per Perugia è al quanto grave come confermato dall’emanazione di un’ordinanza comunale che, non più tardi di questo fine settimana, annuncia la chiusura del traffico per i prossimi week-end fino a fine marzo. Ma andiamo con ordine.

È assolutamente vero che Legambiente -Ecosistema Urbano- pone Perugia tra le città sufficienti per la qualità dell’aria. Una posizione, tra l’altro, relativa a dati aggiornati, e questo è un altro elemento di merito del Comune di Perugia visto che in quel rapporto non tutti i comuni hanno forniti dati aggiornati, ma la domanda da farsi è quanto questo possa essere considerato un buon risultato per la salute della cittadinanza. È noto infatti che Perugia, con una media annua nel 2019 di 20,3μg/mc si colloca, seppur di poco, al di sopra del valore massimo raccomandato dall’OMS di 20μg/mc. Infatti il valore indicato per termini di legge, cui si riferisce l’Assessore, è di ben 40 μg/mc, cioè il doppio di quello consigliato dalla OMS, e quindi non può assumersi come una “soglia di salute” ma piuttosto come “soglia legale” da non superare per evitare un danno eccessivo. Per non parlare del limite di 50 μg/mc da non superare su base giornaliera.

Ovviamente, la legge è quella e va rispettata ma è altrettanto chiaro che questo è un approccio burocratico-amministrativo al problema, mentre il tema vero è politico come evidenziato dalla risposta dell’Assessore che elenca le misure di medio periodo messe in atto nell’ambito del PUMS e non solo. La questione è se le misure richiamate possono ritenersi sufficienti per invertire la tendenza.

Per noi no. La sfida politica passa per lo meno per due punti. In primo luogo, soprattutto in una fase pandemica, si dovrebbe ragionare, nell’ambito dell’autonomia consentita, su degli standard qualitativi più protettivi. Attivare confronti nei vari quartieri della Città, compatibilmente con il periodo di emergenza sanitaria, per discutere di questi aspetti, ipotizzando, ad esempio, non di imporre restrizioni per i superamenti del valore dell’OMS ma segnando il superamento di questi valori, pubblicizzando l’allerta in maniera diffusa, sfruttando il potere informativo delle centraline. In tal senso il report di Legambiente uscito il 30 settembre scorso “Che aria che tira nelle città -La Salute viene prima di tutto (?)” assegna un voto di 3/10 a Perugia per la qualità dell’aria nel quadriennio precedente.

Il 2020 è stato un anno anomalo nel quale ci si aspettavano valori più bassi, sia per le riduzioni di traffico dovute al lockdown, sia per le abbondanti precipitazioni. Ciò nonostante se si prendono le rilevazioni ARPA, a P.S. Giovanni, nel periodo che va dal 5/3 al 31/5, il dato medio del PM10 registrato nel 2020 è superiore a quello registrato nel 2019. Rispetto ad un trend negativo di 4 anni certificato da Legambiente osserviamo, dunque, delle variazioni che non possono essere lette come un’inversione di tendenza, con P.S. Giovanni che conferma (e in alcuni periodi purtroppo aumenta) le concentrazioni degli anni precedenti. Appena sarà possibile, un’iniziativa diffusa sul territorio di discussione di questi temi, in modo partecipato per costruire insieme un meccanismo di monitoraggio, coinvolgendo le scuole e la cittadinanza (anche con strumenti digitali) sarebbe un bel segnale di cambio di direzione. Non dimentichiamoci poi che Perugia con le sue 74,6 autovetture ogni 100 abitanti (Dati ACI SISTAN -Autoritratto 2019- pubblicato nel maggio 2020) è il quarto capoluogo di regione per densità di autovetture private contro una media nazionale di 64, un dato questo che richiede interventi strutturali sulla mobilità, il che vuol dire creare più alternative per gli spostamenti urbani creando infrastrutture per la mobilità in sede propria, e terminando le opere delle scale mobili e dei parcheggi. Ragionare sul completamento del Minimetro per le tratte mancanti. Investimenti “molto buoni”, verrebbe da dire, enfatizzando un’espressione che va molto di moda da un po’ di tempo. Opere che lascerebbero un vero segno in questa Città. I fondi ministeriali ed Europei ci sono e la nostra presidente di Regione ha un ruolo importante essendo stata nominata al coordinamento politico per la stesura del PNRR (Recovery Plan).

Non si trascurino però nemmeno l’introduzione di forme di tariffazioni differenziate nell’arco della giornata per incentivare l’utilizzo dei mezzi nelle fasce orarie a minor domanda, ipotizzando anche una transizione digitale della gestione della tariffazione.
Tuttavia, da queste misure, e da quelle ricordate dall’Assessore, P.S. Giovanni trarrebbe scarsi benefici, se non dalla creazione di piste ciclabili da estendersi, possibilmente, in tutti i “ponti” sfruttando anche l’asse naturale del Tevere per far scoprire, finalmente, a Perugia il suo fiume. A P.S. Giovanni è cruciale spingere in modo partecipato sul vero Nodo di Perugia, ad esempio come presentato dal PD a Balanzano. Quello sarebbe un intervento risolutivo per migliorare la qualità dell’aria del quartiere, mentre il nodino crea più problemi che soluzioni, come di fatto sta già emergendo con i comitati che stanno segnalando molte criticità, così come i comuni limitrofi interessati dal progetto.

È certamente questo il momento per cambiare volto alla mobilità della città. Le città europee che storicamente si sono distinte per il trasporto pubblico (Zurigo, Friburgo ed Oxford solo per fare alcuni esempi) hanno realizzato importanti investimenti infrastrutturali accompagnati da importanti riforme tariffarie a cavallo tra gli anni 70 ed 80, sfruttando progetti e fondi pubblici.

Questo è il momento per tornare ad investire a Perugia sul trasporto pubblico, i fondi legati alla progettualità ci sono, i progetti anche, occorre parteciparli, renderli esecutivi e realizzarli. Uno strumento come i Comitati Permanenti di Quartiere, che il PD di Perugia ha proposto, anche attraverso un ordine del giorno ad hoc, si sarebbero rivelati molto utili in una fase di programmazione come quella attuale, sempre che si ritenga la partecipazione un valore.

Questo per noi significa prendere sul serio la sfida di Perugia Capitale del Verde.