POLITICHE CULTURALI

Riflettere sulle politiche della cultura è oggi un obbligo morale. La fase politica che stiamo attraversando scoraggia una prospettiva di lungo raggio sulla ridefinizione sul senso dei nostri luoghi, sulla semantica spaziale e simbolica delle nostre città. Proprio per questo occorre prendersi un tempo lungo, guardare avanti, pensare Perugia non per noi, ma per quelli che verranno dopo di noi. Politiche della cultura vuol dire attività culturali, patrimoni culturali, istituti della cultura, ricerca e innovazione, formazione, rapporti tra istituti della cultura. Abbiamo bisogno di gestire l’immediato, ma anche di costruire progetti lunghi per il futuro di questa città.  

Negli scorsi anni un paradosso si è fatto strada nelle nostre convinzioni: Perugia, con la sua tradizionale medioevale, con la sua architettura maestosa, perde giorno dopo giorno il suo connotato culturale, rischiando di offrire sempre meno esperienze e possibilità per le menti curiosi di abitanti e visitatori. Le offerte culturali, promosse in questa città, risultano essere di nicchia e vengono rimpiazzate da eventi di livello discutibile che perseguono l’esclusivo obiettivo di “divertire” con l’ambizione di creare quel senso di appartenenza che sembra tanto mancare ai quartieri perugini. Pensiamo, invece che Perugia meriti di più; maggior respiro, maggiori ambizioni, maggior impegno: giovani, cultura, arte. Perugia per rinascere non deve rifugiarsi nel passato ma deve mirare al futuro, investendo sulle proprie risorse territoriali e culturali e promuovendosi come città d’arte e centro culturale.

Mentre si dà spazio a questa disintegrazione culturale, eventi della portata di Umbria Jazz e del Festival del Giornalismo, perdono di anno in anno sia interesse da parte della cittadinanza, sia interesse e investimenti da parte del territorio. Proprio da qui invece si dovrebbe ripartire per investire su forme di autorappresentazione della popolazione locale, così come sulla possibile attrattività turistica. Una Perugia culturale dovrebbe far tesoro dell’esperienza accumulata nei decenni di organizzazione e gestione di tali iniziative per riaffermare una sua centralità nazionale e internazionale. Pensiamo una Perugia che sui temi della cultura possa dialogare con il mondo intero e non a una Perugia timorosa di affrontare il contemporaneo, ripiegata su sé stessa, su goffe forme di autocelebrazione.

Bisogna inoltre invertire quella logica secondo cui gli eventi culturali sono imposti dall’agenda politica-amministrativa ai cittadini o a una parte dei cittadini senza una reale e fattiva fase di partecipazione. La progettazione e la realizzazione devono essere un momento di incontro e di coesione (anche conflittuale se necessario) della cittadinanza, una fase di proposizione dal basso che veda protagonisti singoli interessati, associazionismo e livelli politici riuniti.

Il centro storico perugino deve essere ravvivato nelle sue parti costituenti. Le piccole botteghe artigianali, che da anni ormai si trovano in profonda difficoltà, devono essere incoraggiate e sostenute con progetti concreti che spingano verso il futuro, che mirino a tenere insieme la lunga tradizione di “saper fare” locali con le sfide della tecnologia contemporanea e del web. Nelle nuove economie globali questo genere di attività ha bisogno di investimenti concreti in termini di progettazione, di formazione delle competenze, di marketing. Al tempo stesso recuperare la storia artigianale e commerciale di Perugia (cioccolato, alimentazione, moda, ecc.) potrebbe contribuire a recuperare le componenti positive, progressive, di quel senso di appartenenza cui gran parte del dibattito pubblico guarda con speranza. Negozi e piccole attività artigianali, oltre ad attrare visitatori (quindi risorse economiche), tengono vive le strade della città che, se lasciate all’abbandono, possono diventare terreno fertile per delinquenza e malavita.

Il caso di Via della Viola può rappresentare un esempio di buona pratica nella riappropriazione effettiva dei quartieri da parte dei cittadini: vitalità, diverse generazioni a confronto, elaborazione culturale.

Certo non solo il centro storico ha perso i suoi connotati culturali: i quartieri periferici sembrano totalmente svuotati di contenuti, di attenzioni, di speranze. Quelle zone in cui il tanto agognato “senso di appartenenza” si respirava quotidianamente, ad oggi, in molti casi si sono trasformati in aree dormitorio, prive di attività civica. È in fortissima crisi la tradizionale attività dei CVA e delle varie proloco, motori attivi dell’unità comunitaria: proponiamo un investimento serio nel ripristino immediato di questi importanti presìdi. I quartieri devono tornare a rappresentare un punto forte della città: Perugia connessa, Perugia plurale, Perugia di tutti.  

Dal punto di vista della formazione, i due Atenei (Università degli Studi di Perugia, Università per Stranieri), il Conservatorio, l’Accademia di belle arti, insieme alle scuole degli altri ordini, svolgono un ruolo determinate. Ci pare di poter affermare che la prima azione concreta da mettere in campo non possa che essere una reale forma di dialogo inter-istituzionale tra questi soggetti, il Comune e le amministrazioni di livello superiore. Gli istituti di formazione per loro connotazione, dovrebbero essere il motore della produzione culturale; solo tenendoli uniti in progetti comuni, ambiziosi, internazionali, potremo tenerli distanti da forme di autoisolamento e renderli utili alla costruzione di comuni visioni future della città.

Studenti e docenti, in sede e fuori, non possono più essere considerati “stranieri”, ospiti esotici di questi contesti; piuttosto dobbiamo insieme riscoprirci parte integrante di una città che ci accoglie, ci valorizza e ci tieni uniti in una comune propensione al miglioramento della qualità della vita. 

Perugia deve ripartire dal basso, deve saper dare stimoli culturali che sappiano interagire con tutte le parti della cittadinanza e con tutte le zone. Deve offrire una politica culturale trasversale che possa essere apprezzata da giovani e non, da abitanti del centro storico e non, da residenti e da ospiti. Perugia deve guardarsi dentro ma deve anche puntare ad affrontare il mondo aperto che la vede protagonista.