Partito Democratico di Perugia: “Caso Arcudi, la parola passi al Consiglio Comunale”

Si è soliti iniziare l’anno nuovo con buoni propositi.​ C’è, invece, chi non trova di meglio che cominciarlo attaccando in maniera scomposta e gratuita la Capogruppo del Partito Democratico Sarah Bistocchi, “rea” di aver chiesto al Presidente del Consiglio Comunale di Perugia Nilo Arcudi prima un passo indietro in modo spontaneo e responsabile e da ultimo la sua revoca, a seguito delle note vicende delle tentacolari infiltrazioni della ‘ndrangheta a Perugia e in Umbria.

Perugia Civica, lista che ha eletto il Presidente Arcudi, lamenta “giustizialismo da inquisizione medievale” e una “indegna operazione di aggressione politica” e di “sciacallaggio per visibilità mediatica”, ma con ciò dimostra di non aver colto il punto politico della questione.

Può un Presidente del Consiglio Comunale continuare utilmente e serenamente a ricoprire questo delicato ruolo istituzionale in presenza di un boss della ‘ndrangheta che si vanta a suo dire di aver contribuito alla sua elezione negli assetti istituzionali? Può in questa situazione tale organo di garanzia contribuire ad eliminare ogni ombra di possibile influenza della malavita sulla gestione politica, economica e sociale della Città?

Nessuno ha mai scomodato l’intangibile principio garantista: più semplicemente, tutte le opposizioni in Consiglio Comunale, interpretando lo stato d’animo di gran parte dei perugini, hanno espresso viva preoccupazione per una situazione che ogni giorno che passa si fa sempre più insostenibile dal punto di vista politico.

Non è un caso che lo stesso Capogruppo di Perugia Civica, il consigliere Pici, per primo abbia  chiesto le dimissioni del Presidente del Consiglio.

E non è un caso neppure che gli altri partiti della maggioranza, con un comunicato sostanzialmente “pilatesco”, abbiano allo stesso tempo espresso generica solidarietà al Presidente Arcudi, salvo poi lasciarlo in splendida solitudine nella decisione se restare al suo posto o lasciare. Forse un invito.

Addirittura Perugia Civica arriva a mettere in discussione la stessa legittimità dell’istanza di revoca del Presidente del Consiglio Comunale firmata dagli 11 consiglieri comunali di opposizione, per poi ricoprire di gratuiti insulti la Capogruppo Bistocchi, accusandola “di non studiare, di non approfondire e di non rispettare ruoli ed istituzioni”.​ Neppure si accorge, Perugia Civica, che così facendo realizza il più clamoroso degli autogoal, chiamando in causa lo stesso ruolo del Presidente, il quale, per la carica ricoperta, dovrebbe garantire le prerogative statutarie dei Consiglieri e dei Gruppi, con ciò certificando proprio quella inopportunità politica che si vorrebbe negare.

Evidente il pericoloso cortocircuito e il vicolo cieco in cui si sta costringendo un’intera Istituzione, di fatto paralizzata da settimane per l’incapacità della maggioranza di gestire la situazione.​

Un’intera Città è scossa, colpita nel vivo, continuando a chiedere a chi la rappresenta una reazione chiara, ferma e decisa per riaffermare la cultura della legalità, delle regole, della trasparenza e della partecipazione, ma si ritrova con la sconcertante “melina” tutta interna alla maggioranza di centro destra e i comunicati dai toni intimidatori di Perugia Civica.

Perugia e i perugini non meritano imbarazzati silenzi, scomposti insulti o peggio intollerabili sottovalutazioni di un fenomeno criminale che si dimostra esteso e profondo.

Grazie alla richiesta dei gruppi di centro sinistra, il Consiglio Comunale istituirà una Commissione Consiliare Speciale sul tema delle infiltrazioni mafiose e delle azioni politiche per il loro contrasto. E sempre il Gruppo PD ha richiesto un Consiglio Grande sul tema per tenere alta la guardia contro ogni opacità, illegalità e malaffare, insieme ai tanti cittadini, alle tante Associazioni, a tutte le Istituzioni politiche, economiche, sociali e della formazione, alla magistratura e alle forze dell’ordine che si impegnano da anni per questi obiettivi.

Anche sul caso Arcudi, la parola passi al Consiglio Comunale, unico organo democratico e rappresentativo, con assunzione di responsabilità davanti alla Città di ciascuna forza politica e di ciascun consigliere oltrechè della Giunta e ovviamente del Sindaco Romizi, che anche questa volta ha scelto il silenzio, l’immobilismo, ha scelto di non gestire e non governare i processi. Che, si sa, a forza di non governarli, prima o poi scoppiano.

Partito Democratico di Perugia