L’AMBIENTE A PERUGIA: ANALISI E BUONE PRATICHE

La lettura del dossier “Comuni Ricicloni 2018 Umbria” fa riflettere profondamente sulla situazione del riciclo a Perugia e più in generale sulla situazione ambientale in cui versa la città, soprattutto se la si confronta con le prestazioni di molti altri comuni umbri, da cui Perugia ha molto da imparare.

Per quanto riguarda la percentuale di riciclo dei rifiuti urbani, tra il 2016 e il 2017 il perugino ha aumentato le sue percentuali di riciclo di un misero 0.1%, a dispetto del ternano che ha visto un incremento del 13.9%. Altro dato che non depone a favore del capoluogo di Regione, è quello che ci vede su posizioni nettamente inferiori agli altri comuni umbri in merito alla percentuale di materiale non compostabile presente nella frazione organica raccolta, pari al 13.3 % (Terni 3,9%, Spoleto 9.5%, Assisi 4.3%, solo per citare alcuni dei comuni con percentuali più soddisfacenti della nostra). Inoltre il 4.3% dei pannolini vengono ancora gettati nell’organico (tendenza cui la nostra Regione non è estranea da tempo, perpetuando un atteggiamento dannoso ormai da molti anni). Indubbiamente il metodo della raccolta “porta a porta”, esteso dal centro storico alla “città compatta”, ha generato alcuni miglioramenti, ma vedendo gli andamenti di molti altri comuni, ancora non tutti i vantaggi derivanti da questo sistema di raccolta sono evidenziabili per il perugino. A Perugia si differenzia ma serve ancora maggiore formazione e informazione a riguardo, affinché tale sistema possa effettivamente comportare i vantaggi per cui è stato concepito. Serve inoltre un piano volto ad un’ulteriore estensione del porta a porta fino alla copertura totale del territorio comunale, come fatto a Terni, per poi procedere all’introduzione della tariffa puntuale che permette una parziale riduzione della TARI per coloro che attuano comportamenti virtuosi nella differenziata.

L’indagine “Spazzatura d’oro connection” avviata dalla magistratura umbra nel 2016 ha messo in evidenza evidenti storture nel sistema dei rifiuti, in primis per il territorio di Perugia e delle zone del Lago. Eccessivi quantitativi di frazione organica finivano in discarica. È indubbio come un sistema che garantisca maggiore controllo collettivo dei rifiuti sia indispensabile, a tal fine vanno potenziate le reti di informazione su qualità e quantità dei rifiuti prodotti e delle strutture di smaltimento garantendo una maggiore diffusione e fruibilità di tali informazioni. Parallelamente a ciò sarà fondamentale potenziare il sistema di trasparenza regionale anche attraverso osservatori di cittadinanza e la diretta partecipazione degli abitanti del territorio. Per quanto riguarda il lato comunicativo, la dismissione dei siti internet dei 4 ATI umbri (ambiti territoriali integrati) in funzione della centralizzazione dei dati nel sito unico dell’AURI, ha reso la reperibilità di certi dati molto più frammentaria oltre che maggiormente scarsa. Anche da questo punto di vista risulta indispensabile lavorare affinché tali informazioni siano di più facile reperibilità.

Per quanto riguarda le buone pratiche che un territorio può decidere di abbracciare in queste direzioni, sono indubbiamente da citare i casi degli eco-compattatori e dei metodi di recupero delle eccedenze alimentari. Per quanto riguarda il primo aspetto, gli eco-compattatori, già presenti a Gubbio, Trevi, Terni e Narni, sono dei macchinari tramite il quale il materiale inserito (alluminio, lattine, bottiglie di plastica, PET, HDPE e altri materiali) viene compattato. Tramite la lettura del codice fiscale dell’utente che utilizza lo strumento, è possibile ricevere in cambio buoni sconti con esercizi commerciali convenzionati o, come in alcuni casi, anche sulla tariffa dei rifiuti. I risultati degli eco-compattatori già presenti nella nostra regione sono incoraggianti. A Perugia il 2018 ha visto la creazione delle eco-isole, ma esse non comportano benefici diretti al conferimento del materiale, cosa che invece ha incentivato l’utilizzo degli eco-compattatori nei comuni sopracitati.

Infine la questione del recupero delle eccedenze alimentari. Tali meccanismi oltre che una ricaduta ambientale diretta in termini di rifiuti sottratti al compostaggio (o peggio alla discarica), hanno un effettivo fine sociale di aiuto e sostegno alle famiglie maggiormente in difficoltà. Questo genere di recupero delle eccedenze della piccola e della grande distruzione così come delle mense, è promosso anche da una legge dell’Assemblea Legislativa dell’Umbria del 2017 riguardante la “Promozione delle attività di donazione e distribuzione a fini di solidarietà sociale di prodotti alimentari, non alimentari e farmaceutici”. A Narni e Corciano il Progetto “Solido”, che si fonda sul principio del recupero e si basa su un’organizzata rete associativa di volontari, permette a decine di famiglie in difficoltà di beneficiare di tale aiuto. Nella stessa direzione è stata pensata l’app “Regusto”, ideata dalla Startup di Corciano “Recuperiamo Srl.”, avente una duplice funzione: business, per gli esercizi commerciali che possono dare un’offerta scontata last minute alla clientela e una funzione no-profit finalizzata invece al sostegno delle fasce più deboli cui viene donato il cibo non consumato. Per il nostro Comune tali interventi dovrebbero e potrebbero essere integrati. Si tratta di strumenti già esistenti e ben rodati in molti territori che andrebbero semplicemente importati anche a Perugia, città che oltra alle mense scolastiche vede la presenza anche delle mense universitarie a gestione ADISU, tali da permettere una rete ancora più ampia di recupero.

Il messaggio chiave alla base di questi piccoli interventi è quello per cui con poco si può fare molto, a volte basta una semplice app, tale da mettere in collegamento più soggetti, ad innescare buone pratiche fondamentali per l’ambiente e per le persone che lo popolano.

Sempre in merito all’alimentazione, sarebbe interessante immaginare un servizio comunale di promozione dei GAS, ovvero i Gruppi d’acquisto solidale, volti alla diffusione dei prodotti locali, del biologico e a sostegno dei piccoli produttori. Attualmente in città esistono alcuni gruppi auto organizzati, sempre nel principio della libera iniziativa dei singoli si potrebbe ragionare di qualche forma di incentivo volta a promuoverne la realizzazione, come ad esempio la disponibilità di spazi comunali come centri di raccolta dei prodotti, al fine di abbatterne i costi organizzativi ed aumentarne l’attrattività.

Un altro intervento indispensabile è quello legato alla formazione. È incentivando progetti di informazione/formazione nelle scuole, sin dai primi anni di vita dei cittadini, che sarà possibile innescare un processo di consapevolizzazione utile al territorio oltre che alle persone. Il Comune deve essere primo promotore di tali interventi, promuovendoli e sostenendoli, dando ampio spazio ad associazioni ed esperti all’interno dei percorsi formativi scolastici. A tale scopo immaginare un progetto di pulizia dei parchi della città in collaborazione con le scuole potrebbe essere un primo passo in questa direzione. L’educazione ambientale è la parte fondamentale del percorso verso la piena e consapevole tutela del territorio e dell’ambiente.

Per quanto riguarda invece le strutture di competenza del Comune è indispensabile innescare un’inversione di marcia rispetto al presente: abbattere l’utilizzo della plastica e utilizzare quanti più prodotti biodegradabili e/o riciclati possibile. Partendo dalla carta che andrebbe gradualmente abolita in favore delle procedure informatizzate, e, laddove ciò non sarà possibile, andrà incentivato l’utilizzo di carta riciclata. Per quanto riguarda mense e strutture a gestione comunale, la riduzione ed eliminazione degli imballaggi di plastica è un obiettivo primario, come anche la graduale sostituzione negli asili nido di pannolini riutilizzabili. Iniziare anche dall’Amministrazione comunale si rivela un percorso fondamentale nell’inserimento delle buone pratiche in città, così come dalla scuole e dagli istituti di formazione a carattere comunale. Infine pensare alla graduale riconversione energetica delle strutture comunali darebbe un importantissimo segnale alla città: i meccanismi legati alle energie rinnovabili vanno incentivati e incrementati a Perugia, in linea con la direzione presa ormai da moltissime città europee.

Sempre in merito all’attività amministrativa, risulta fondamentale migliorare la reperibilità delle informazione sui siti comunali. Produttori di testi volti ad aumentarne la fruibilità, migliore organizzazione delle risorse informatiche e attenzione all’informazione diffuse, sono fasi fondamentale del processo di consapevolezza del cittadino. Dati sull’inquinamento, sulla qualità dell’acqua, sui rifiuti, devono poter essere facilmente reperibili e disponibili, anche in un’ottica di maggior trasparenza di cui il Comune deve farsi promotore.

Altra proposta da valutare potrebbe essere quella di incentivare gli esercizi commerciali alla riduzione del consumo di plastica, facendo corrispondere a tale diminuzione e a pratiche dal maggior impatto sostenibile, una diminuzione della Tari o incentivi economici di altra natura. Sempre analizzando le possibilità di intervento sul piano dei privati, far corrispondere incentivi e sconti sulla Tari a chi detiene compostiere per il compostaggio domestico è un altro grande obiettivo. Comuni come Roma, Bologna e Trieste nei propri regolamenti hanno stabilito le condizioni per tale intervento e forniscono i moduli per la richiesta di riduzione dalla TARI per chi effettua il compostaggio domestico. Secondo i dati diffusi da Legambiente una famiglia media che realizza un sistema di compostaggio domestico potrà risparmiare anche 60 euro all’anno sulla tassa sui rifiuti, un single che vive in una casa di circa 50 mq può ottenere un risparmio di circa 21 euro e una coppia invece che vive in un appartamento di 60 mq potrà risparmiare anche fino a 38,13 euro, solo per fornire alcuni esempi.

Dal 2011 nel Comune di Perugia sono stati istallati sette distributori d’acqua alla Cupa, a Pian di Massiano, a Ponte San Giovanni, a Villa Pitignano, a San Martino in Campo, a Colombella e a Parlesca cui è possibile avere accesso dalle 7 alle 23 per un costo di 5 centesimi per ogni litro e mezzo di acqua (progetto: http://www.umbraacque.com/progetto-fontanelle). A fine febbraio 2019 il dato che emerge è quello delle 400 tonnellate di plastica risparmiate su quasi 24 mila metri cubi di acqua erogati dalle fontanelle in funzione. Nell’ottica di promuovere ulteriormente tale investimento, è auspicabile pensare all’incremento dei distributori in città, ad esempio nel centro storico, zona che ne vede ad oggi solo l’installazione temporanea in occasione dei grandi eventi. Il centro è attualmente popolato di studenti spesso sforniti di auto privata e per cui risulta impossibile attingere al servizio essendo i distributori troppo lontani dalle loro abitazioni. Medesimo ragionamento può essere trasferito ai tanti anziani che ancora vivono in centro, che per gli stessi ed altri motivi, non riescono ad usufruire a pieno di tale opportunità. Anche il quartiere di San Sisto, uno dei più grandi della città, risulta ad oggi privo di tali distributori. Incentivare nuove installazioni è un obiettivo fondamentale. Inoltre dovranno essere installati erogatori d’acqua in tutti i luoghi ed edifici di competenza comunale e ne andrà incentivata la presenza negli istituti scolastici e relativi al mondo della formazione in particolare.

Oltre ai distributori d’acqua sarebbe interessante condurre uno studio sull’impatto che distributori di latte e detersivi avrebbero nella città. Analizzare quanta plastica e quanto risparmio economico genererebbero tali strutture per i cittadini, capire dove potrebbero essere collocate, sono i primi passi necessari per pensare nuovi strumenti utili alle persone e all’ambiente.

Per quanto riguarda invece la gestione delle aree verdi, il Tavolo delle associazioni del centro storico si batte da anni per la gestione dei parchi limitrofi al centro e siti nei pressi delle mura delle città. A tal fine è fondamentale sottolineare la distinzione tra “Parchi storici” e “Parchi della periferia”, sia dal punto di vista delle gestione che dell’utilizzo. Il modello dell’attuale governance guarda in un’unica direzione: incentivare l’uso delle aree verdi per sagre ed eventi, da cui ricavare le risorse per il mantenimento e l’espansione di strutture già esistenti. Chi organizza sagre individuerà una vocazione dell’area verde che sia compatibile ed in linea con gli investimenti fatti e con le attività che intende sviluppare. Le Associazioni del centro storico invece non hanno alcuna “vocazione economica”, ma promuovono il mantenimento di tali aree a fini culturali e sociali ed operano per migliorare il decoro e la vivibilità della città. Questa vocazione, non prevedendo un ritorno economico, è volta ad un ritorno di immagine e di socialità che va incentivato e valorizzato. Il Tavolo ha perciò richiesto una serie di azioni che vanno condivise, finanziate e incentivate. Esse prevedono: di elaborare un modello di convenzione ad hoc; di assicurare risorse certe per le Associazioni che svolgono la propria attività di cura e manutenzione del verde, senza ritorni economici; di avviare un grande progetto di valorizzazione e riqualificazione delle aree verdi poste a ridosso del centro storico, coinvolgendo soggetti pubblici e privati che abbiano interesse al rilancio del turismo e dell’immagine della città; di ricercare fondi statali e comunitari per la tutela e la conservazione delle mura etrusche e medievali di Perugia poste a ridosso dei parchi; di esercitare un’azione di controllo del territorio con l’impiego della polizia municipale e l’uso di telecamere; di coinvolgere la Facoltà di agraria in un progetto, che potremmo definire “Verde di qualità”, che preveda il reinserimento di specie arboree autoctone; di disporre di un “consulente tecnico”. Sempre in tale prospettiva incentivare ed estendere i progetti di Orti urbani è un obiettivo che va sempre nella direzione di promuovere l’utilizzo delle aree verdi cittadine in sinergia con associazioni e cittadini del territorio.