Fase 2 in sicurezza: l’irresponsabilità di pochi non ricada su tutti.

I gravi fatti accaduti tra giovedì e venerdì in Città meritano una riflessione seria e approfondita, non un inutile dibattito alla ricerca di facili consensi e di colpe vere o presunte.

Pochi imbecilli hanno scambiato il Centro Storico e uno dei quartieri di Perugia per un ring di boxe, mentre centinaia di giovani, senza rispettare le misure di sicurezza e di distanza ancora necessarie, riassaporavano il piacere di stare insieme dopo oltre due mesi di clausura forzata.

Le forze dell’ordine locali e nazionali, che per settimane hanno ben presidiato il territorio per garantire sicurezza e salute di tutti noi, sono state d’un tratto “oscurate”.

Il Sindaco e la sua Giunta, nei giorni immediatamente precedenti, hanno preferito strizzare l’occhio a chi pensava che la Fase 2 fosse un banale ritorno alla normalità di prima, restando immobili e silenti nonostante diverse avvisaglie di disinvolte violazioni delle regole. Anzi, il Sindaco, nelle vesti di Segretario Regionale di Forza Italia, appena qualche settimana fa ha fatto sentire la sua voce, ma solo per attaccare scompostamente il Governo che, a suo dire, ritardava la Fase 2.

Risultato non certo imprevedibile: una Città fuori controllo, con immagini inaccettabili che devono interrogare tutti, nessuno escluso. 

Poi, di fronte all’evidenza, in una sorta di scontato riflesso repressivo, Romizi e la sua Giunta non hanno saputo far meglio che dare una stretta e chiudere prima i locali nel week end, come fossimo nel Far West al passaggio delle bande.

Una risposta debole, una scorciatoia per non affrontare la realtà e che ritarda la ripartenza, lasciando tutti aperti i temi. Una risposta che rovescia la stupidità e il mancato rispetto delle regole da parte di pochi, sulle speranze dei tantissimi che nel rispetto delle norme avrebbero voluto ripartire in sicurezza.

La realtà è che mentre i perugini e i commercianti provano a ricostruire la comunità, girano bellissimi video per far ripartire il Centro Storico e l’economia dell’intera Città, Perugia avrebbe meritato una risposta diversa, fatta di richiesta di più prevenzione, più controlli e presidi di polizia sul territorio, proposte concrete per il suo rilancio.

Prevenzione non può essere uno slogan vuoto: significa informare, comunicare alla cittadinanza (compresi i trentamila stranieri residenti) in tutte le lingue che servono, quali sono le regole della Fase 2 e come si intende ricostruire una comunità ferita e disorientata, che guarda con preoccupazione al futuro.

Sui controlli e il presidio del territorio, non serve l’Esercito: basterebbe garantire, tra Polizia Municipale e Forze dell’Ordine nazionali, presenze nelle strade e nelle piazze almeno come in fase di lockdown. E favorire la riappropriazione del territorio da parte delle persone e delle famiglie nel rispetto delle regole.

Possibile che per la stupidità ed irresponsabilità di pochi, debbano pagare tutti quelli che con lavoro e investimenti stanno provando a rialzare la testa e i tanti che hanno voglia di socialità nel pieno rispetto degli altri? 

Non ci sfugge che la situazione è oggettivamente difficile, ma proprio per questo non serve scaricare responsabilità sui cittadini. Occorreva e occorre cambiare approccio e passo: meno immobilismo, meno polemiche sterili col Governo, forti e chiari richiami alla responsabilità e al rispetto delle regole, più prevenzione e controlli anche a costo di sanzionare severamente chi non si adegua, più tutela ai tanti cittadini che chiedono e meritano salute, legalità e lavoro per ripartire in sicurezza. Più salvaguardie per chi come gli esercenti e gli imprenditori stanno provando ad adeguarsi alle difficoltà del momento rischiando e investendo.

È un lavoro impegnativo, di lunga lena che presuppone impegno, sudore, fatica, idee e il PD di Perugia non si tirerà indietro.

Partito Democratico Perugia