Covid 19, Pd di Perugia promuove confronto con operatori sanitari: “Rafforzare il servizio sanitario”.

PERUGIA – Responsabilità, autorevolezza scientifica e comunicazione efficace, insieme a strumenti di prevenzione potenziati e più efficienti. Ecco cosa serve per consolidare la frenata della seconda ondata da contagi di Covid 19. Senza dimenticare la tutela della salute e dei diritti delle persone affette da altre patologie.

È quanto emerso, tra l’altro, nel corso del webinar promosso lunedì pomeriggio dal PD di Perugia, ospiti alcuni protagonisti della gestione dell’emergenza in Umbria, Marche e Toscana (il prof. Fabrizio Stracci Direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università di Perugia, il prof. Antonio Cherubini, dell’Università di Perugia e Direttore dell’UO complessa di Geriatria dell’IRCCS INRCA di Ancona, il prof. Francesco Menichetti infettivologo dell’Università di Pisa e Direttore UO Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana) rappresentanti sindacali del settore pubblico (Tatiana Cazzaniga CGIL, Marco Cotone UIL, Luca Talevi CISL) e la Sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa.

L’evento arriva dopo l‘approfondimento promosso una settimana fa, sempre dal PD cittadino, sugli impatti economici della pandemia, e anticipa gli appuntamenti in calendario nei prossimi giorni.

La pandemia, si è detto, ha messo in seria difficoltà la tenuta del sistema economico e sociale del Paese. E ha portato alla luce tutta la differenza che corre tra servizi sanitari e diritto alla salute, tra efficienza ed efficacia, facendo emergere anche fragilità preesistenti del sistema riguardanti la tutela universale del diritto alla salute.

Se in primavera si è assistito a uno tsunami principalmente lombardo tracimato in poche regioni circoscritte, oggi la seconda ondata è stata generalizzata e ha trovato sostanzialmente impreparata la nostra Regione, che a marzo-aprile era stata risparmiata dall’epidemia grazie ad un tempestivo lockdown nazionale.

Ora, di fronte a terapie ancora non pienamente efficaci e in assenza di un vaccino, si rende necessario potenziare strutture e strumenti a disposizione per una risposta efficace a tutela delle persone, in particolare l’assistenza domiciliare, senza depotenziare chirurgie e assistenza no-covid. Ed evitare scelte scellerate e rischiose, come quella di trasformare il Seppilli in struttura Covid, perché in un panorama drammatico deve restare prioritario proteggere le persone più fragili e deboli e bisognerebbe avviare un percorso con cui incrementare il personale sanitario. L’insufficienza del personale sta infatti pesantemente condizionando le scelte della nostra regione.

Anche il contact tracing, di fatto abbandonato, deve invece essere potenziato per numero di operatori, efficacia, tempestività: a tal fine, occorre utilizzare al meglio e coordinare le centinaia manifestazioni di interesse dichiarate nelle scorse settimane alla Protezione Civile da medici, infermieri, studenti e assistenti amministrativi: solo un Network tracing capillare e diffuso, unito al rispetto delle misure di distanziamento, consentirà di isolare i focolai e combattere il virus con scientificità. E’ stato sottolineato anche come questa crisi abbia acuito i pregiudizi e la sottovalutazione a danno degli anziani (c.d. “ageismo”), usando l’età quale criterio di discriminazione e considerando gli anziani, in quanto tali, “meno meritevoli” di cura o di attenzioni.

Come evidenziato da tutti i gruppi consigliari di opposizione, servono risorse, personale, scelte comprensibili e corrette, dispositivi di protezione e garanzie per quanti operano nei percorsi assistenziali.

Proprio agli operatori della sanità, che operano ogni giorno in un contesto complicatissimo e in un clima, anche emotivo, che richiede la giusta attenzione, è stato rivolto un ringraziamento particolare. E un pensiero di raccoglimento è stato chiesto dal segretario del PD di Perugia Paolo Polinori per il Dottor Stefano Brando, medico di medicina generale perugino deceduto nei giorni scorsi causa Covid.

È evidente che la pandemia dovrà rappresentare, a valle dell’emergenza, l’opportunità per ridiscutere la rete dei servizi sanitari e sociali, i modelli di protezione sociale e il ruolo del pubblico nella tenuta del sistema Paese e a garanzia dell’universalità dell’accesso ai diritti.