Bentornata Silvia Romano!

Con grande soddisfazione e gioia il PD di Perugia saluta la liberazione di Silvia Romano e il suo ritorno a casa dopo un anno e mezzo di prigionia.
Subito dopo essersi laureata con una tesi sulla tratta di esseri umani, nel 2018 Silvia decise di tornare come volontaria in Kenya per aiutare i tanti bambini orfani a costruire un futuro diverso dalla povertà e dalla tratta.
Ed è andata in Africa con una Onlus marchigiana ad “aiutarli a casa loro”, come usano dire i sovranisti ad ogni latitudine, che guarda caso sono gli stessi che oggi chiedono “ma cosa è andata a fare in Africa?”.
Ha deciso di farlo perchè a poco più di venti anni non basta fermarsi ad osservare o contemplare ingiustizie e disparità del Mondo, ma si può e si deve operare affinchè vengano meno.
Questo è ciò che Silvia ha avuto il coraggio e la possibilità di fare: portare nel cuore e provare a realizzare i grandi ideali di pace e solidarietà, tratti distintivi della storia, cultura e società italiana, mossa dalla profonda convinzione che “si sopravvive di ciò che si riceve ma si vive di ciò che si dona”.
Poi, all’improvviso, il rapimento ad opera di una banda di criminali comuni che l’ha “rivenduta” a un gruppo di terroristi islamisti somali di “Al Shabaab” e la prigionia in Somalia, dove è stata liberata grazie alla encomiabile operato dei servizi segreti italiani, coadiuvata dall’intelligence somala e turca e all’azione dello Stato Italiano che si è giustamente fatto carico della libertà e della vita di una propria cittadina.
Durante la lunga prigionia, sembra che Silvia abbia trovato conforto nel Corano e nella religione islamica, che al pari del cristianesimo conta nel Mondo circa 2 miliardi di credenti e che condivide con esso e con l’ebraismo la stessa matrice spirituale abramitico/monoteista.
Cara Silvia, nel tuo Paese ci sarà sempre chi ti proteggerà dai linciaggi mediatici, dalle gratuite insinuazioni e dalle squallide palate di odio, o dai (pre)giudizi di chi vorrebbe racchiudere la complessità e la fragilità di una ragazza sequestrata per diciotto mesi, nella religione o nell’abito che indossa al rientro. Ma anche da chi non riesce a vedere oltre il proprio naso, confondendo il dito con la luna.
La prossima volta, se ci sarà, invitali a partire con te e ad accompagnarti: così potranno toccare con mano cosa significa fare solidarietà e cooperazione internazionale, costruire percorsi di speranza, sviluppo e futuro per chi non sa neppure se ci sarà un domani.
Ora riposati e ricostruisci la tua vita con la serenità e tranquillità che meriti, sapendo che il nostro Paese garantisce a chiunque libera, autonoma e consapevole scelta (di credere, non credere o cambiare confessione e convinzioni) in materia religiosa, senza che ciò possa comportare alcuna discriminazione.
E con la certezza che non resterai mai sola.