AMBIENTE ED AREE VERDI

PREMESSA TECNICA

La questione delle aree verdi richiede un approccio sistematico e unitario, perché queste aree costituiscono l’infrastruttura verde urbana dalla quale dipendono molti dei servizi ecosistemici della città.

Innanzitutto bisogna progettare diversamente gli spazi urbani, tenendo conto delle diverse funzioni delle aree verdi quali: ecologico-ambientale, sanitaria, igienica, protettiva, culturale, scolastico-didattica e sociale-ricreativa.

In concreto, le differenti tipologie di aree vegetate, ad esempio i parchi, i viali alberati, la vegetazione al centro delle rotonde, i giardini privati o condominiali erogano servizi ambientali importanti, regolano infatti il microclima locale, abbattono l’inquinamento atmosferico e acustico contribuendo anche a combattere l’effetto isola di calore e a svolgere una funzione attiva sulle acque meteoriche, permettendone il regolare deflusso e contrastando il rischio di dissesto ambientale.

Le aree suddette garantiscono la possibilità di avere spazi aperti per il benessere psico-fisico e per le attività sociali, di aggregazione e ricreative degli abitanti che ne usufruiscono, migliorano il paesaggio urbano donando bellezza di forme e colori, costituiscono aree rifugio per la flora e fauna – le specie vegetali e animali dell’ambiente urbano – migliorando l’ecosistema locale.

Infine, possono essere luoghi favorevoli per l’educazione ambientale delle future generazioni e per l’incontro tra queste ultime e le generazioni dei “nonni” con la condivisione di conoscenze e saperi pratici.

A queste funzioni deve essere aggiunta la naturale tendenza della natura a colonizzare gli spazi antropizzati.

E’ fondamentale dunque superare l’idea stereotipata di “area verde”, per cui ci si è illusi di poter sistemare piante e arredi un po’ ovunque e di poter ragionare in modo settoriale.

Al tema della progettazione è legato a doppio filo quello della manutenzione, da affrontare fin dalle primissime fasi.

PREMESSA POLITICA

È essenziale pensare ad una città che sia “verde” nel suo complesso, così come è importante immaginare, progettare e trovare risorse per realizzare una “città giardino”, che sia accogliente e in armonia (e non in antitesi, come spesso accade oggi in molti quartieri di Perugia) con la natura e i suoi ritmi.

Le aree verdi sono spazi importanti per la vita della città, poiché, oltre a fornire servizi eco-sistemici e influenzare la nostra salute, costituiscono la prima interfaccia sia tra Amministrazione e cittadini che tra città e visitatori. 

Rappresentano, quindi, un argomento fulcro su cui costruire una nuova narrativa per la città di Perugia, attraverso un nuovo metodo in cui partecipazione e progettazione devono coesistere.

Non va quindi banalizzata o sottovalutata la candidatura di Perugia a “capitale verde d’Europa”, anzi deve diventare elemento di sfida globale verso l’Amministrazione uscente. La European green Capital, è una manifestazione che nel 2010, alla sua prima edizione, fu vinta da Stoccolma dove treni e autobus urbani usano carburanti rinnovabili, la città ha un sistema integrato dei rifiuti e ci sono ampi spazi verdi che contribuiscono a migliorare la qualità dell’aria, riducendo il rumore e migliorando la biodiversità.

Deve essere messa in campo un’idea realistica e realizzabile di Città Verde entro un periodo di tempo determinato, in cui emerga come direttrice di sviluppo il tema centrale del contrasto al cambiamento climatico che coinvolge le altre dimensioni programmatiche sviluppate dal PD e dalla coalizione quali la mobilità sostenibile e la rigenerazione urbana; la sostenibilità legata alla circolarità del processo economico nel settore energetico e dei rifiuti. Questa direttrice comporta la creazione del lavoro e la necessità di una vera fase partecipativa. La partecipazione, come realizzata sino ad ora con il primo bando di “Futuro nel verde”, dove si è caratterizzata come “supplenza” all’azione amministrativa, non va bene, bisogna strutturare un percorso nuovo ed in tal senso la proposta di costituire i “comitati dei cittadini volontari” rappresenta l’indispensabile premessa ad una nuova idea di città verde.

ANALISI E PRIME LINEE GUIDA

Partendo dall’analisi di quello che è stato fatto e di quello che invece deve essere ancora fatto, sono stati individuati alcuni temi:

1) CENSIMENTO DEL VERDE URBANO, ARBOREO E BILANCIO ARBOREO: ELEMENTI DI CRITICITA’

Il Comune dichiara di aver provveduto nel 2016 a:

Censimento del verde urbano

Censimento geo-referenziato e informatizzato del verde pubblico con individuazione di 303 aree verdi, comprensivo di informazioni puntuali sul patrimonio vegetazionale e le dotazioni infrastrutturali di ogni area.

Censimento del patrimonio arboreo comunale

Censimento degli esemplari arborei presenti nelle aree verdi e nei filari dei viali urbani.

L’Amministrazione, al momento, rende reperibili solo in minima parte queste informazioni sul suo portale. Attualmente le aree verdi urbane descritte, in modo parziale e limitato, risultano essere i giardini Carducci, i giardini del Frontone, gli orti botanico e medievale e alcuni parchi della città.

Consultando il sito del Comune di Perugia ci si è resi conto che i dati su questi temi specifici e, in generale, nella materia ambientale, non sono accessibili o lo sono difficilmente, per due ordini di motivi: 1) sono inseriti in maniera non organica e razionale; 2) alcuni dati, al momento, sono fruibili solo dall’Amministrazione: sarebbe importante, invece, che i cittadini fossero adeguatamente informati, anche per consentire una Partecipazione reale e attiva, non limitata ad aspetti e momenti secondari.

A fine marzo 2019 il Comune ha pubblicato il bilancio arboreo

La Legge 10 del 14 gennaio 2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” prevede che venga dato conto nel bilancio anche del numero di alberi piantati nel territorio comunale nel corso dei cinque anni di governo della città. Un numero che, secondo la legge 113/92 deve per obbligo essere almeno pari al numero dei bambini nati e adottati nello stesso periodo.

Considerato che nel solo 2017 i nati a Perugia sono stati 1279, andando a leggere il bilancio arboreo del comune di Perugia vediamo che la norma suddetta non è stata rispettata, perché si dà solamente atto che complessivamente nel periodo 2014 – 2018 sono stati eseguiti, nell’ambito delle aree verdi di proprietà comunale, i seguenti interventi di abbattimento/reimpianto, rispettivamente pari a 1.432 /435 unità.

Proposte:

1) risistemare in maniera organica e funzionale la sezione del sito del comune relativa all’ambiente ed a tutte le informazioni sul patrimonio arboreo, per garantire un accesso semplice e funzionale a queste informazioni da parte della cittadinanza;

2) piantare, come obiettivo minimo, nel prossimo quinquennio il numero di alberi previsto dalla legge.

Il tema della sostituzione/rigenerazione del patrimonio arboreo è un altro punto debole: Il patrimonio verde, anche a Perugia, ha raggiunto, in molti casi, la maturità fisiologica: le alberate lungo i nostri viali si trovano spesso in condizioni non adeguate e variate rispetto al momento della loro realizzazione.

Con ciò che ne consegue anche in termini di sicurezza e incolumità, come è dato vedere dagli eventi negativi che accadono con sempre maggiore frequenza nei centri urbani.

In questi casi, mancando una visione strategica del verde urbano, si procede con interventi di estrema urgenza per la messa in sicurezza dei siti impedendo l’accesso alle aree con piante pericolose o eliminandole direttamente.

Complessivamente occorre una decisa inversione di rotta.

2) STRUMENTI DI GOVERNO PER UNA CORRETTA GESTIONE SOSTENIBILE DEL VERDE URBANO

Il tema del verde pubblico deve essere affrontato in modo sistematico, conseguentemente l’Amministrazione comunale deve poter contare su risorse, personali ed economiche, e strumenti tecnici idonei per una corretta pianificazione, progettazione, gestione e fruizione delle aree verdi al fine di ottimizzare i numerosi benefici ambientali, riducendo i rischi al minimo.

E’ necessario, innanzitutto, mettere a punto strumenti conoscitivi e decisionali capaci di rispondere in maniera efficace ed efficiente alle sollecitazioni poste dalle aree urbane in un’epoca, quale è questa, di forti cambiamenti, non solo ambientali, ma anche sociali ed economici.

Nelle città dove la sensibilità alle tematiche ambientali è maggiore il Regolamento del Verde urbano costituisce uno degli strumenti di pianificazione comunale, da collegarsi direttamente agli altri documenti integrativi del PRG -Piano del Verde-, Piano manutentivo, Censimento delle Aree Verdi.

Il Piano del Verde dovrebbe contenere norme relative alle modalità di impianto, manutenzione e difesa di aree verdi pubbliche e private esistenti, ai criteri di progettazione e realizzazione di nuove aree verdi, alla tutela di parchi e giardini pubblici, alle aree di pregio ambientale-storico-paesaggistico. Attualmente le poche norme che concernono il verde pubblico dovrebbero trovarsi solo nel Regolamento di Polizia Urbana del Comune di Perugia.

Proposta: Quanto agli STRUMENTI DI GOVERNO PER UNA CORRETTA GESTIONE SOSTENIBILE DEL VERDE URBANO, l’idea forte che vogliamo portare avanti, oltre alla imprescindibile parte relativa alla pianificazione, è quella di rendere operativo un UFFICIO DEL “VERDE”, poiché oggi le competenze sono diffuse e non coordinate, che abbia un dirigente preposto con piena e diretta responsabilità senza frazionare gli incarichi in sub deleghe ad altre direzioni. E questo sempre nell’ottica di una gestione organica del verde cittadino.

3) CONOSCENZA E IMPLEMENTAZIONE DELLE RISORSE ECONOMICHE A DISPOSIZIONE:

Per la manutenzione ordinaria e straordinaria del verde, affidata con delega all’ Agenzia Forestale regionale, si spendono circa 1 milione di euro all’anno. Non conosciamo l’importo dato a Gest srl, per la parte di sua competenza, ovvero lo svuotamento periodico dei cestini presenti nelle aree verdi comunali e la raccolta dei rifiuti eventualmente presenti nelle stesse.

Non sappiamo se i prezzi siano in linea con la media dei prezzi di mercato; in ogni caso A.Fo.R esegue prestazioni che sono qualitativamente migliorabili.

Secondo quanto riferito nel bilancio arboreo dal Comune “A.Fo.R. deve garantire non solo l’esecuzione dei singoli servizi ma anche la relativa gestione coordinata e programmata, assumendosi la piena responsabilità sul risultato finale della gestione, perseguendo i seguenti obiettivi:

1. garantire lo standard qualitativo del verde pubblico in riferimento alla sicurezza dello stesso ed al grado di soddisfazione dei cittadini;

2. mantenere le aree verdi pubbliche funzionali all’uso a cui sono destinate;

3. organizzare la gestione del verde pubblico sulla base di interventi programmati in grado di ottenere un innalzamento del livello qualitativo di servizio reso garantendo l’erogazione costante del servizio di manutenzione;

4. rispondere in maniera rapida ed adeguata alle esigenze di utilizzo degli utenti;

5. supportare l’Amministrazione Comunale nella gestione del servizio al fine di migliorarlo e realizzare economie di spesa.

La delega di funzione comprende diverse attività di manutenzione tra cui lo sfalcio dell’erba nell’ambito di parchi, aree verdi, giardini ornamentali, rotatorie e fasce stradali, la manutenzione delle aiuole fiorite e delle fioriere, la potatura degli esemplari arborei degli arbusti e delle siepi, la spollonatura degli esemplari arborei con particolare attenzione per quelli presenti lungo i filari dei viali alberati, la verifica delle condizioni di stabilità degli esemplari arborei, la manutenzione ordinaria delle attrezzature ludiche e di arredo urbano e gli interventi fitosanitari per lotta alla processionaria. La stessa delega comprende inoltre la gestione di alcune aree di particolare interesse come i giardini storici ed il Bosco Didattico di Ponte Felcino.

Non siamo però a conoscenza se e come il Comune effettui controlli sulle attività effettuate da AFOR: in ogni caso anche qui dobbiamo rilevare mancanza di trasparenza.

Il tema, in questo caso, non è tanto quello di ricentralizzare le attività di manutenzione del verde in capo al Comune, quanto piuttosto quello di realizzare attività di cura del verde che:

  • siano finanziate con risorse adeguate;
  • siano realizzate in base a prezzi in linea con la media dei prezzi di mercato;
  • vengano effettuate con livelli qualitativi adeguati;
  • siano realizzate con cadenza programmata e regolare;
  • siano soggette a verifica in fase di esecuzione.

Proposta: attivare risorse e competenze affinché:

  1. la manutenzione del verde venga effettuata con livelli qualitativi adeguati;
  2. la manutenzione sia esternalizzata a prezzi che siano realmente in linea con la media dei prezzi di mercato;
  3. Il Comune controlli l’esecuzione delle attività di manutenzione svolte dal soggetto incaricato, applicando, se del caso, delle penali in caso di inadempimento;
  4. siano riviste le disposizioni relative alla manutenzione del verde (soggetti che se ne devono occupare, formazione degli stessi, tempistiche, chi procede alla pulizia, ecc.)

Come poter trovare altri finanziamenti? Sicuramente ricorrendo (come in parte già avviene) all’utilizzo dei fondi europei, è dunque importante capire a quali di essi poter accedere. Alcuni possibili canali di finanziamento potrebbero essere:

  • Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR);
  • Fondo europeo di sviluppo (FSE);
  • Programma Life+;
  • Programma INTERREG EUROPE;
  • Programma URBACT III;
  • UIA;
  • Fondi dell’Agenda 2030.

Proposta:

prevedere all’interno dell’Ufficio del Verde la presenza di professionalità che si occupino esclusivamente del reperimento dei fondi poiché una delle gravi carenze di questa Amministrazione è stata l’incapacità di saper progettare e, di conseguenza, di reperire fondi.

4) LA SALUTE: UN TEMA CENTRALE

Il valore delle aree verdi non può ricondursi unicamente alla bellezza e alle dimensioni dei luoghi: il verde urbano infatti contribuisce al nostro benessere tramite elementi diversi, che vanno dalla promozione dell’esercizio fisico, all’instaurazione di contatti sociali alla riduzione di importanti patologie.

Le aree verdi svolgono infatti un ruolo fondamentale nel tenere in forma i cittadini di tutte le età. Una presenza significativa di verde urbano aumenta le possibilità di svolgere attività fisica, dal trasporto attivo (a piedi e in bicicletta) alle attività ricreative e sportive, avendo come conseguenza una serie di sicuri benefici per la salute dei cittadini e incidendo direttamente sul loro benessere mentale e fisico.

Il benessere della collettività si costruisce anche con le infrastrutture ecologiche.

Al di là di un discorso prettamente economico, comunque importante e che può essere interessante valutare, gli alberi sono, e saranno, sempre più importanti per la qualità della nostra vita, intesa innanzitutto, come sopra ricordato, quale attenzione alla salvaguardia della nostra salute.

La possibilità di assolvere efficacemente a questa funzione è subordinata però alla qualità del processo progettuale e alla successiva gestione e manutenzione.

Ecco perché, ad esempio, la capitozzatura come tecnica di manutenzione del verde urbano, va evitata. Si tratta di una pratica errata e dannosa, non solo da un punto di vista economico, ma anche di benessere dei cittadini.

Merita un cenno poi il discorso sull’ accessibilità alle aree verdi.

Con l’adozione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, l’Assemblea dell’ONU, e quindi anche l’Italia, ha preso l’impegno di potenziare, entro il 2030, “un’urbanizzazione inclusiva e sostenibile”, nonché di fornire accesso universale a spazi verdi e pubblici sicuri, inclusivi e accessibili, in particolare per le donne, bambini, anziani e disabili.

Purtroppo guardando lo stato dei parchi e delle altre aree verdi della nostra città dobbiamo a malincuore constatare come diverse siano accessibili con difficoltà ai soggetti sopra indicati. Gli stessi soggetti che potrebbero, al contrario, trarre i maggiori benefici dalla fruizione di questi spazi all’aperto.

Lo stato dei percorsi e vialetti interni, pavimentati o semplicemente asfaltati, versa spesso in cattive condizioni. Così come sono ridotti male i marciapiedi/cordoli in cemento, i campi da gioco, gli arredi e le recinzioni. I servizi poi sono quasi inesistenti.

Il raggiungimento di questo importante obiettivo di sviluppo sostenibile necessita di azioni concrete da parte dell’Amministrazione comunale: dobbiamo partire dagli interventi più urgenti e logicamente prioritari, anche se alla cittadinanza possono sembrare di minore impatto.

Non basta però la manutenzione; anche la progettazione ha un ruolo fondamentale nella risoluzione di quei problemi e di quei fattori che spesso allontanano i cittadini dal verde pubblico, specialmente dalle aree più piccole, di vicinato o di quartiere.

PROPOSTA – Le Aree Verdi come fattore di Salute

Procedere in via prioritaria alla sistemazione delle infrastrutture verdi, partendo dalla sistemazione dell’esistente: pavimentazioni dei viali, dei piazzali e dei campetti da gioco, per renderli adatti a pedoni e biciclette e poi sviluppare attività psicofisiche all’interno di detti spazi (percorso vita, …). Anche per rispondere alla concorrenza delle strutture private per lo sport e il tempo libero, generalmente superiori per attrezzature e livello di comfort.

C’è poi il problema del conflitto tra le diverse utenze del giardino (anziani, bambini, …), per risolvere il quale riteniamo necessario operare delle differenziazioni all’interno degli spazi collettivi, prevedendo aree distinte, adibite a funzioni specifiche regolamentate (ad es. giochi per bambini, aree relax, aree sportive, area sgambatura cani ecc.)

Questo significa realizzare ambienti protetti e sicuri e rispondere in modo più efficace alle specifiche esigenze, facilitando la vivibilità degli spazi, la loro manutenzione, la sicurezza, la socialità e l’aggregazione.

Il “Piano del verde” dovrà definire la natura di ogni singola area per caratteristiche specifiche, avendo come obiettivo quello di rimettere al centro degli spazi le persone e il loro modo di viverli. Per ogni area verde andrà individuato un target di utenti prevalenti, cercando di andare incontro, con gli interventi da effettuare, alle loro esigenze individuate.

5) CITTA’ SMART

Spesso si tende a considerare la città “smart” (intelligente) come equivalente alla città digitale.

In realtà nella città realmente smart la dimensione ecologica è fondamentale.

La città smart promuove la sostenibilità ambientale e socio-economica “con l’obiettivo di:

  1. migliorare le condizioni ambientali in termini di riduzione delle emissioni di CO2, delle sostanze inquinanti e di smaltimento dei rifiuti;
  2. incentivare l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e la costruzione di smart building basati sulla tecnologia smart grid per ridurre gli sprechi energetici;
  3. diffondere la conoscenza intesa come le capacità e le competenze grazie alle quali i diversi stakeholder della smart city possono usufruire appieno dei servizi/prodotti innovativi traendone vantaggi socio-economici;
  4. incentivare il coinvolgimento attivo di tutti gli attori attraverso la diffusione di strumenti di e-government e di e-democracy, come i già citati comitati di cittadini volontari passando anche per le cooperative di utenza per quanto concerne molti servizi pubblici essenziali;
  5. salvaguardare la salute dei cittadini e migliorare il livello della qualità della vita e del benessere attraverso l’attuazione dei punti precedenti”.

In ogni caso la promozione, la protezione e la gestione del verde urbano impattano sulla sostenibilità ambientale, e vanno considerati un obiettivo primario alla stregua degli altri cinque.

PROPOSTE: sviluppare una fase progettuale in cui i temi del contenimento del, e del contrasto al, cambiamento climatico passino non solo attraverso la dimensione tecnologica ma anche attraverso il ripensamento delle infrastrutture eco-sistemiche quali le aree verdi urbane. Abbattimento degli inquinanti, riduzione della rumorosità, contenimento delle escursioni termiche, miglioramento della gestione idrica delle acque meteoriche sono solo alcune delle funzioni da prevedere in questa prospettiva progettuale integrata.

6) LA RIGENERAZIONE URBANA

In questi anni la rigenerazione urbana si è affermata come un approccio condiviso per dare alle città non solo un’immagine nuova e competitiva, ma anche per dare ad esse nuovo respiro dal punto di vista culturale, economico e sociale, con una chiara attenzione agli aspetti ambientali

La rigenerazione urbana si è sviluppata attraverso tre fasi principali:

  • Inizialmente, la riqualificazione dei centri storici è stata connessa sia alla riaffermazione dell’importanza del valore del patrimonio edilizio storico sia alla necessità di riaffermare le radici e le identità locali a questi centri riconducibili.
  • Successivamente, la rigenerazione urbana si è concentrata sul recupero delle aree dismesse legate spesso ad aree produttive cadute in disuso.
  • Infine, la rigenerazione urbana è passata attraverso la riqualificazione di quartieri residenziali costruiti nella seconda metà del XX secolo in cui criteri di bassa qualità edilizia, architettonica e urbanistica, si univano a una scarsa o assente attenzione alla tutela dell’ambiente.

La rigenerazione urbana richiede però un approccio di analisi:

  • non esistono regole preconfezionate,
  • non esistono formule che forniscano una soluzione immediata,
  • servono soluzioni basate sulle specifiche situazioni,
  • occorre tempo per apprezzarne i risultati positivi.

E’ quindi necessario affrontare il tema del recupero dell’assetto di alcune parti importanti della città, come l’area Margaritelli e l’area De Megni di Ponte San Giovanni o la ex Telecom in via J. da Todi.

Ma si pensi anche all’Ottagono (o anche alla nuova Monteluce), tutti luoghi progettati con molta attenzione alle infrastrutture, al costruito ed una minore attenzione agli alberi e agli spazi verdi.

Proposta: Per affrontare correttamente il problema della Rigenerazione Urbana qualsiasi intervento di andrà instaurato attraverso un confronto con i residenti/utenti delle aree interessate nonché con gli operatori che gravitano su quelle aree. Dopo avere valutato i bisogni e le aspettative di residenti/utenti, nonché le potenzialità del luogo andranno individuati gli strumenti urbanistico/edilizi, quelli di programmazione economica e sociale, e non solo, utili a procedere alla progettazione.

7) RECUPERARE IL RAPPORTO CON L’UNIVERSITA’

La tutela del verde pubblico e soprattutto degli alberi richiede l’imprescindibile confronto con gli enti che si occupano di ricerca, con i professionisti e con tutte quelle strutture che operano su temi simili, ma in ambiti diversi, da quelli dell’Amministrazione pubblica.

L’Università di Agraria di Perugia ha maturato notevoli esperienze sui temi legati alla salvaguardia degli alberi in ambiente urbano e una collaborazione tra Ufficio del Verde e l’Università porterebbe notevoli risultati in termini di arricchimento delle conoscenze e di utilizzo di nuove tecniche.

Si potrebbe dare maggiore concretezza ed operatività ai rapporti esistenti con riferimento ai tirocini degli studenti Universitari nei Servizi comunali che si occupano del verde, così come bisognerebbe ripensare il coinvolgimento degli studenti nell’ambito della realizzazione delle tesi di laurea e di dottorato.

Si potrebbe fare lo stesso con i Dipartimenti di ingegneria per quanto riguarda la tematica dei cambiamenti climatici, con medicina per i temi relativi alla salute o con scienze della formazione per gli aspetti educativi, solo per fare alcuni esempi.

Per RECUPERARE IL RAPPORTO CON L’UNIVERSITA’ la nostra proposta è stipulare inizialmente una convenzione con la Facoltà di Agraria per la cura del patrimonio arboreo.

Si tratterebbe di una collaborazione su molteplici aspetti: dalla formazione del personale che si occupa della manutenzione, alla gestione progettuale del verde urbano, dalle problematiche concernenti la salute e la stabilità degli alberi e la difesa del verde arboreo ornamentale, alla gestione dei parchi e delle aree verdi urbane. Questo rapporto potrebbe poi rappresentare uno schema da replicare con altri dipartimenti universitari.

8) TEMI APERTI

Molteplici sono i temi da affrontare in connessione a quello delle Aree verdi urbane, che saranno oggetto di attenzione futura:

–  quello dell’energia, con particolare attenzione alle fonti rinnovabili e alla micro-generazione. È emblematico in tal senso che l’adesione al Patto dei Sindaci sia avvenuta in chiusura della legislatura, a conferma della marginalità dell’interesse per queste tematiche.

–  quello degli acquisti verdi nella Pubblica Amministrazione (GPP), che, favorendo lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale, attraverso la leva della domanda pubblica, possono contribuire in modo determinante al raggiungimento degli obiettivi delle principali strategie europee come quella sull’uso efficiente delle risorse o quella sull’Economia Circolare. Acquisti che sicuramente potrebbero aiutare a connotare come “VERDE” la città, coerentemente alla partecipazione alla European Green Capital.

– il tema dell’integrazione tra le aree verdi e gli orti urbani, con apertura al tema della relazione tra alimentazione e salute.

Infine, il rapporto delle aree verdi con gli animali.

Grazie all’impulso del Pd (ricordiamolo!) finalmente il Comune si è dotato di un Regolamento comunale per la tutela del benessere degli animali e la loro convivenza con i cittadini.

Ma vogliamo che Perugia diventi sempre più città “pet friendly” partendo da interventi basilari quali la predisposizione di nuove aree apposite (oltre alla corretta gestione e manutenzione di quelle già esistenti) all’interno di ogni parco o area verde cittadina, nell’interesse degli animali e della collettività.

Proposta

– Il Comune dovrà individuare diverse tipologie di aree, le modalità di gestione, i controlli e le forme sanzionatorie, al momento sono previste solo le aree per cani in libertà (c.d. aree di sgambamento) mentre vige un generale obbligo di tenere l’animale al guinzaglio e di raccogliere le deiezioni nelle aree pubbliche. Dovrebbero essere invece chiaramente identificate, all’interno delle aree verdi, le aree con obbligo di raccolta delle deiezioni e controllo dell’animale con guinzaglio (ad esempio le aree verdi sprovviste di aree gioco) e le aree con accesso vietato ai cani (ad esempio le aree gioco e le aree verdi di pregio). Questo per contemperare le esigenze degli animali con quelle del decoro e della pulizia delle aree verdi pubbliche.

Per quanto concerne le esigenze dei nostri amici animali vogliamo, ad esempio, che anche il turismo si caratterizzi per essere “pet friendly”, consentendo alle persone/famiglie che hanno cani di non dover rinunciare a portarli con sé. Infatti una delle difficoltà che incontra chi viaggia con animali è quella dell’accesso alle strutture museali. Quindi, ove possibile, proponiamo di predisporre le migliori soluzioni ad hoc per ospitare i cani dei turisti durante il periodo di visita laddove non sia possibile garantirne l’accesso.

Per quanto concerne il decoro e la pulizia delle aree verdi dedicate agli animali è di fondamentale importanza che venga previsto un calendario più stringente per la loro pulizia unitamente a degli sfalci più frequenti anche per tutelare maggiormente la salute degli animali.