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IL LAVORO PER COSTRUIRE IL FUTURO. DAMIANO A PASSIGNANO: DAL PD UN IMPEGNO CONCRETO

Posted on | febbraio 14, 2012 | No Comments

“Il lavoro per costruire il futuro”. Se ne è parlato lunedì sera, in occasione di un partecipato incontro organizzato dal Partito Democratico presso la Sala Consiliare del Comune di Passignano sul Trasimeno a cui hanno partecipato l’On. Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e della Previdenza sociale ed esponente di spicco a livello nazionale del Partito Democratico, Renato Locchi, Presidente del Gruppo Pd della Regione Umbria, e Lamberto Bottini, Segretario Regionale del Partito Democratico. All’evento non hanno voluto mancare i sindaci dei Comuni del Trasimeno e dintorni. A fare gli onori di casa Sandro Pasquali, segretario del Pd a livello locale impegnato sul territorio. Pasquali, dopo i ringraziamenti di rito, ha citato nei saluti Sandro Pertini, che in suo celebre discorso del 1978 affermò che: “I giovani non hanno bisogno di sermoni, ma di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo”. Il Sindaco di Passignano Claudio Bellaveglia ha, poi, voluto sottolineare, non mancando di citare l’Articolo 1 della Costituzione, il fatto che il lavoro, in primis la qualità del lavoro, è determinante per la qualità della vita delle persone e mettere in secondo piano nel dibattito politico e sociale questi non fa bene alla democrazia. Bottini ha poi puntato l’attenzione sulla difficile fase che sta attraversando il mondo del lavoro a livello locale e nazionale, colpito da situazioni di forte disagio e fiaccato da un mercato finanziario speculativo senza un’etica e che schiaccia l’economia della produzione. Secondo Vincenzo Sgalla, Segretario della Camera del lavoro di Perugia, andrebbe, dunque, ripristinato un rapporto solido col tessuto industriale attraverso una politica non fatta solo di grandi parole, ma di fatti concreti, di un rapporto diretto con i cittadini tutti, non solo con gli “elettori”. Ha, poi, preso la parola Renato Locchi, che ha spiegato la necessità di tenere sotto controllo la spesa pubblica per liberare risorse da investire sui territori e in particolare in politiche attive che sostengano l’occupazione. A chiudere l’On. Damiano, secondo il quale la situazione della Grecia, dell’Irlanda e del Portogallo non sono poi così lontane da noi. “Quale mondo stiamo lasciando ai nostri figli e ai nostri nipoti?” la domanda dell’ex Ministro, che ha “ammesso” una “sconfitta generazionale”, rintracciabile nel fatto di lasciare un mondo peggiore o sicuramente più indefinito di quello che era stato lasciato dai padri della generazione del ’68. Damiano ha, però, ricordato la necessità di non far sì che il disagio diventi rivolta violenta, per non mettere in discussione il senso della democrazia. Damiano si, poi, è definito un un laburista, formatosi nella lotta politica e sindacale, e ha affermato di voler cercare una nuova via, distante dal Pensiero unico liberista, causa dei recenti tracolli finanziari del mondo occidentale. Damiano ha poi puntato il dito contro le agenzie di rating internazionali, che stanno orientando le scelte del mercato mondiale con poteri incontrollati e incontrollabili, al servizio delle speculazioni della finanza. “Se non si verrà a formare un’opinione pubblica consapevole – le parole dell’ex Ministro – capace di ribellarsi alle agenzie di rating e alla speculazione finanziaria saremo noi e solo noi i responsabili del crollo della civiltà”.
Anche il grande tema delle pensioni e delle riforme targate Monti, nelle quali è stato soddisfatta più l’esigenza di rigore che di sviluppo ed equità, sono state al centro del dibattito. Damiano ha chiuso il suo intervento auspicando un rafforzamento dei valori e dell’identità del Partito Democratico e ha parlato, utilizzando un termine che lui stesso ha definito novecentesco, di “disciplina di partito” come presupposto del disgelo sociale. “In un Paese freddo e paralizzato, non solo dalle condizioni climatiche di questi giorni – ha detto – si iniziano a vedere i primi segni del disgelo, di una nuova passione politica e di un nuovo calore propositivo”. Ora va accompagnato un necessario ritorno alla dialettica politica, che manca nel paese da almeno vent’anni, alla discussione su ciò che conta davvero: il lavoro, le pensioni, i problemi economici e sociali che sta affrontando il Paese, ma prima di tutto l’uomo e le sue domande, la centralità della vita e della dignità di ognuno di noi.

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